Qualche giorno fa, mi arrivano le copie del mio ultimo libro LE MIE MONTAGNE. Una parte erano già state pagate dai clienti e quindi dovevo organizzarmi nelle varie spedizioni.

Mi reco quindi presso l’ufficio postale a prendere le cedole per organizzare le spedizioni di ‘pieghi di libri‘ raccomandati, spendendo quasi cento euro.
Due soli di questi pieghi, non erano raccomandati ma, seguendo le indicazioni di una delle impiegate più anziane (la vedo li da quando ero ragazzino…) capisco che il destinatario, sulla busta va messo in alto a destra ed il mittente in basso a sinistra.

Pago, consegno il tutto, un plico alla volta e me ne torno al mio studio.
Dopo tre o quattro giorni, inizio a vedere, dal sito delle poste che molti plichi arrivavano ai relativi destinatari, semplicemente inserendo il codice della ricevuta che mi era stata data.

Mi ritenevo soddisfatto, visto che i pacchi arrivavano uno dopo l’altro.

Stamani, mentre prendevo una boccata di aria fresca, affacciandomi alla porta del mio studio, giunge la postina, porgendomi due pacchi. Ci metto poco tempo a comprendere che sono i due pacchi non raccomandati che ho inviato.

Guardo la postina e gli chiedo <<Come mai mi sono tornati indietro?>>
La sua faccia allibita è seguita dal gesto di cederle uno dei pacchi, glielo do, lo guarda e dice <<Semplice Simone, hai invertito destinatario e mittente!>>

In che senso, gli rispondo io.

Nel senso – dice lei – che destinatario e mittente, come posizioni sulla busta erano errate. Gli prendo la busta di mano, guardo e vedo che il mittente sono io e il destinatario è chi deve riceverla giustamente, quindi tutto ok e chiedo cosa non è chiaro? E soprattutto il perchè mi è tornata indietro.

Cosa c’era di poco chiaro? Se sopra un nome scrivo DESTINATARIO e sopra un altro MITTENTE, seppur la posizione sulla buista è errata, è così difficile da comprendere?
La postina, seccata più di me, molto gentilmente mi ha ripreso i pacchi di mano dicendo che si sarebbe presa cura della cosa e che avrebbe fatto in modo di far avere i pacchi ai due destinatari.

Trovo sempre più difficile e faticoso avere a che fare con queste situazioni, molto chiare e semplici ma rese complicate dall’inettitudine e dalla mancanza di voglia di applicarsi un ‘pelino’ in più nel proprio lavoro. Se come azienda, le Poste vogliono lavorare bene devono migliorare questi che non sono dettagli, altrimenti, le prossime volte, la gente, come farò io, spedirà con dei corrieri e non più con loro.
Come nella mia professione, alcuni recenti clienti, uno in particolare, mi chiedono di realizzargli un sito web, è il mio lavoro e come sempre cerco di dare il meglio di me stesso, cerco di fare un lavoro professionale, perchè quello sono, altrimenti aziende importanti, professionisti e Comuni, non mi avrebbero mai dato, negli anni, incarichi di un certo spessore.

Beh tornando a certi ‘soggetti’ gli realizzi il sito e poi cerchi di fargli capire che è una fase ‘beta’ e gli dici che per questa prima versione, non ancora pubblica, servono le sue impressioni. Piace lo stile grafico? Cosa pensa che vada modificato? I testi che ci ha dato sono da revisionare? Ma nulla… la chiusura mentale di questi elementi è totale e fare questi discorsi, cercando di fargli comprendere che si è solo ad una prima parte del lavoro è inutile, totalmente inutile, come parlare ad un muro.
Per quello che ad ogni nuovo cliente, in base all’esperienza, sistemo, ritocco, potenzio sempre di più il contratto che si va a firmare fra il mio studio ed il cliente finale, sono costretto a ‘paracularmi’ per evitare tutte queste paranoie che, inevitabilmente ogni volta ci sono.

Ma si può vivere in questo modo? Si può lavorare sempre così? Io non penso…

Son già le 17 e 30 e la giornata volge quasi al termine, fuori piove, fa freddo e non voglio incazzarmi ancor di più pensando a queste situazioni perchè sarebbe totalmente inutile, quindi credo che mi rimetterò a lavorare e magari, prima di salire a casa per preparare la cena, sistemerò un po’ di vecchie foto.

Auguro a tutti una buona serata! 🙂