Ieri sera, accompagnato dalla mia dolcissima moglie, ho deciso di andare a vedere il film 1917, che proiettavano al cinema Apollo, poco distante da casa mia. Tratta un argomento, la Prima Guerra Mondiale, al quale sono molto affezionato e sensibile, non potevo perdermelo per nessun motivo.

110 minuti di film, diretto dal regista Sam Mendes, con George MacKay e Dean-Charles Chapman, la storia tratta di due ragazzi, amici, giovani caporali britannici dell’ottavo battaglione, scelti mentre erano in riposo nelle retrovie per portare un urgente dispaccio, da parte di un generale, in prima linea. Per farlo dovranno attraversare la tanto maledetta ‘terra di nessuno’ andando incontro alla prima linea di trincee tedesche che, a quanto pare dai rilevamenti aerei, dovrebbe essere stata abbandonata.

Da li proseguire per un abitato, Écouste, ormai distrutto e ancora in mano ad uno sparuto gruppo di imperiali per giungere poi al 2° Devon, accampato presso il ‘bois de Croisilles’ che sta per attaccare la prima linea tedesca e cadere così, con tutti i suoi 1600 uomini in una trappola ben ordita dal nemico. L’attacco andava fermato.

Da subito, la pellicola ti getta la, nelle trincee in cui fra divise sporche di fango, merda e sangue, uomini che dormono all’interno di nicchie ricavate nelle pareti di terra delle trincee, i due protagonisti danno il ritmo al film. E’ tremendo come le riprese ben studiate dal regista, ti catapultino in una realtà che solo grazie a certi studi librari ci si poteva immaginare, no, adesso, ci si può andare come osservatore, dove la desolazione mortale della ‘terra di nessuno’, le sue buche, fonde anche parecchi metri scavate dalla artiglierie, diventano laghi in cui galleggiano corpi senza vita gonfi e paonazzi pronti ad esplodere, dove qualche sparuto arbusto ormai devastato dalle deflagrazioni fa semprare quella landa fangosa, più che il nord della Francia, l’anticamera dell’Inferno. Le trincee tedesche abbandonate poi, i budelli sotterranei e alla fine verdi campi che danno come una sensazione di….’finalmente…’ ma è solo una mera illusione perché la guerra è anche la, la morte e ancora la distruzione.

Un pugno al cuore viene dalla scena in cui il personaggio, tale Schofield, ormai solo, incontra nei sotterranei di una casa in cui si era rifugiato per scampare ai tedeschi, una donna con una piccola bambina in fasce. Un momento di estrema e disperata dolcezza che stona talmente tanto con tutto il contorno che è quasi impossibile impedire allo stomaco di contorcersi e a qualche lacrima di scendere, è la guerra.
Questo è 1917. Questa era la Grande Guerra, grande si sa, non per essere bella, ma per le imamni dimensioni che raggiunse, mai vista prima una cosa simile. Ci parla di un macello che fu, solo 100 anni fa, un tritacarne in cui furono obbligatoriamente gettate le meglio generazioni del mondo, per morire così, in maniera stupida e spesso inutile.

Finisce poi in maniera leggera, e anche se il finale potrei raccontarvelo che tanto il film non ve lo guasterei, lascio a Voi la scoperta. Andateci a cuor leggero, perchè questa storia Ve lo riempirà e forse, all’uscita della sala, penserete ai Vostri nonni o bisnonni, là sul Sabotino, sul San Michele, sul Piave e Tagliamento.

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