Oggi, grazie ad un refolo d’aria fredda e asciutta, dopo una giornata in cui ho fatto molto, mi torna la nostalgia.

Mi giungono i profumi dei boschi della mia amata valle, mi tornano alla mente, con questo clima, le serate a Castello Tesino, con il paese vuoto, tutti in casa davanti alla tv in relax, ed io a passeggiare fra le deserte stradine e i boali (quelle specie di piccoli cavalcavia che mettono in comunicazione una strada con l’altra, tipiche della montagna) per gustarmi tutta la vita che è racchiusa in quei muri, in quelle pietre, tagliate per costruire quelle case, chissà quanti secoli fa da sapienti e ruvidissime mani artigiane.

Mi scrollo un po’ di dosso questa coperta di memorie ma torna subito all’anima una torva di sensazioni, profumi, colori, sorrisi, dispiaceri. Conosco persone che non apprezzano questo luogo e nemmeno voglio che lo amino per forza, ad ognuno il suo certo. Il mio apprezzare quei paesi, quelle genti, quel lento vivere quotidiano è un qualcosa che va oltre questa vita; radica le sue ragioni in un tempo remotissimo in cui forse qui c’era un lago e vivevano dei draghi chissà! Chi vede quei posti una sola volta o anche dieci non lo può capire se non li ha vissuti. Ti entrano nel sangue come un infezione, benevola s’intende, come un buon batterio, una medicina contro il logorìo del mondo moderno (Calindri docet) che ti resetta tutto quello che la società moderna di marcio ha in se e ti lascia il meglio. A volte vorrei poter chiudere gli occhi e trovarmi la, anche solo per qualche frazione di secondo, seduto sul muretto di Sant’Ippolito ad osservare le luci color arancio delle varie contrade paesane e di Cinte che si vede la, nel buio sullo sfondo della vallata, oltre al torrente Grigno che fa da colonna sonora alla notte con il suo calmo fruscìo di sottofondo.

Oppure a passeggio nei vialetti del parchino di San Rocco, così cambiato da quando ero bimbo e andavo a giocarci mattimo, pomeriggio e sera sul suo scivolone giallo e sulle altalene di ferro rigide. Bei tempi, bei ricordi felici ma non solo di infanzia. Questi luoghi mi hanno insegnato a vivere la giornataal meglio, a rispettare la natura eed è proprio qui che mi sono sposato con essa ed è questo, un matrimonio mistico fra la tua anima e le forze naturali, un qualcosa che forse solo Frazer nel suo ‘Il Ramo d’Oro’ potrebbe raccontare e che per fortuna non ha nulla di umano ma ti lega a vita con un posto.

Quando ti prende questa nostalgia, come per me questa sera, da un lato di te stesso stai bene, ti senti felice perchè sei vincolato ad un posto che conosci e che hai vissuto e dall’altro sai che non lo potrai forse più vivere se non per qualche giorno e ti manca come l’aria, come qualcuno che ami e che sai di non poter raggiungere subito, insomma, un casino.

Vorrei che questi luoghi tornassero ad essere vivi, come lo erano negli anni ’80 almeno, ricchi di turismo e spero che nei prossimi anni le Aziende di Promozione Turistica locali facciano un bel lavoro a questo fine, far conoscere dei posti che altrimenti dovresti andare in Alaska per vederli.

Beh, ora bando alle ciance, spengo tutto e vado a stringere un po’ la mia signora che mi aspetta a casa per la cena e per un bel po’ di quegli abbracci che solo lei sa darmi.

Buonanotte a tutti e a tutte e anche alle mie montagne.