Sono anni ormai che vivo in quella casa e da troppi mi faccio domande sulla sua storia e sulla storia delle genti che l’hanno vissuta, la mia famiglia.
Di tutte le vicende che hanno coinvolto quelle poche mura, costruite quasi mille anni fa una in particolare mi ha coinvolto, ma non voglio parlarne qui, ora perchè rischierei di fare anticipazioni moleste su un racconto che sicuramente mi metterò a scrivere non appena avrò terminato alcune allucinanti ricerche storiche famigliari.
Ricerche difficili dato che quel ramo della famiglia è sempre stato un po’ reticente nel parlarmi di quelle storie, così mi sono dovuto sobbarcare tutto il peso di un indagine autonoma, indipendente dall’aiuto di persone che a mio avviso, solo in parte non sapevano come dicevano ma in realtà conoscevano molto bene i fatti.
Ora che, i nonni materni sono andati oltre e che anche mia mamma non c’è più da mesi, il lavoro che mi accingo ad affrontare è più pesante ancora. Non ho memorie di anziani, non posso confrontarmi, devo solo andare con quei quattro dati che ho ed usare l’intuito di un investigatore provetto, un criminologo, visti i fatti.
Mi rendo conto di essere l’ultimo custode della storia di questa famiglia ed è un ruolo davvero importante da accettare, ma… tempo o non tempo… bando alle scuse, per le proprie radici, il tempo lo si deve trovare, per forza di cose
Questo soprattutto quando ti hanno raccontato per anni che una cosa era bianca, sapendo in realtà che era nera.
Non è bello essere presi per il culo, poi dai tuoi stessi parenti stretti, ma vai te a sapere cosa nella loro mente li costringeva psicologicamente ad attuare quella scelta di mentire.
Li perdono per quello, ma mi mantengo ritto sulla mia strada perchè ho promesso a Norma che parlerò della sua storia, di quella vera e di chi le ha fatto del male.
E quando prometto…..