Mi ritrovo qui,
sotto una coperta di stelle
graffiata da strisce di fumo.
Sono già
nella mia tomba,
dentro questa trincea
poco distante dal gigante di pietra
che guarda a noi
le spalle,
come un padre paziente e protettivo
con i suoi cannoni muti.
Attendo il nemico,
con i miei fratelli alpini,
schiacciato nel terreno.
Ma il nemico stesso
non è mio fratello?
Non ha due gambe,
due braccia?
Non ama una ragazza
dai biondi boccoli come me?
Non ha una madre,
a casa,
in premura per lui?
S’odono i primi spari
ed io devo preparare il mio cuore
ad uccidere mio fratello
perchè anch’ esso si prepara.
Vorrei che le stelle fossero mille bengale
che ci abbagliassero la vista
a tutti, per fermarci su questo prato,
prima che il colore dell’erba,
venga macchiato dal sangue.
Stelle perdonateci
e perdonate chi ci ha mandato qui.
Una brezza si leva,
prima che io esca dalla mia fossa,
tutto mi sembra più leggero…