Giornata bislacca questa.
Esattamente un anno fa, mia madre lasciava questa vita terrena per l’altro mondo.
Credevo fosse stata una ricorrenza più mesta, più cupa e pensierosa, invece no.
Questo non significa che non l’amassi, anzi, tutto il contrario. Amavo tantissimo quella donna anche se gli eventi della nostra famiglia, l’hanno disintegrata, malmenata, stuprata, malridotta e portata in fin di vita, la famiglia. Mia mamma, di conseguenza ne accusava l’andamento, somatizzando tutti i dolori, i dispiaceri ed i fallimenti di quella situazione.
Povera lei, se potessi tornare indietro, vorrei tornare a darle un abbraccio, una carezza e dirle: ‘andrà tutto bene’. Ma lei lo sa già, lo sa benissimo.
Dopo le mie ore lavorative ho quindi fatto un po’ di allenamento (si sto cercando di rimettermi in forma…) e poi un aperitivo veloce con il mio amico Lorenz che ormai mi sopporta come un fratello paziente a cui raccontare tutti i propri pensieri e da cui ricevere consigli saggi e ponderati nemmeno fosse un vecchio lupo di mare.
Pomeriggio di nuovo al computer, fino a sera quando ormai gli occhi, incrociandosi fra loro mi hanno comunicato di dover riposare. Fatto con loro un accordo per terminare almeno un lavoro che era in sospeso, avrei chiuso la baracca e sarei uscito un po’ e così è stato.
Mi sono concesso così un bel giro fra le vie di Ferrara con un po’ di musica nelle orecchie, della bella musica di quella che ti fa sospirare profondamente e dire ‘aaaahhhhhhhh’.
Un birretta veloce e poi verso casa e nel mentre la testa chiede ancora aria per ragionare, per sbrigare vecchi sentimenti, pensieri che si stanno dissolvendo e necessitano delle folate di aria di questo tardo meriggio per volare via come ceneri di un defunto lasciate li su una scogliera in balìa degli agenti atmosferici.
Mi concedo ancora qualche antica via e torno verso il centro dove mi attendono flutti di persone che navigano a vista fra i vicoli cittadini come fossero banchi di nebbia, da un’osteria ad un’altra, da un ristorante alle loro case, rapiti dai propri pensieri su come trascorrere sereni e imperturbabili quegli istanti.
In questa nottata penso ci sarà chi si lascia e chi si prende, chi scherza e ride, chi farà l’amore e chi vagherà come ho fatto io per l’oscurità serale a rilassarsi lasciando scorrere i propri fiumi di pensieri travolti dal vento come grige volute di fumo di una sigaretta.
Rientro verso casa dunque, soddisfatto e rilassato e constato felicemente di non essere ne triste ne depresso per il mesto anniversario, in compenso felice per le nuove esperienze che sto facendo in questo periodo di primavera a rallegrar le giornate e allietare le serate meditabonde, come fra poco che mi poserò sul mio giacilio con un buon bicchiere di vino e sicuramente qualche brano poco impegnativo di jazz per lasciarmi andare, così, in completa tranquillità.
Un’immagine però si crea veloce nella mente ma si volatilizza subito. Tornare a casa e trovare un sorriso, un abbraccio, due parole che scaldano il cuore o qualcuno che ti chieda com’è andata la tua giornata.
Non che il non aver queste cose mi rattristi, questo no, ahimè ho imparato a vivere da solo con me stesso da tanti anni ormai e se c’è qualcosa di più va bene, so convivere con i miei demoni. A volte però…ci vorrebbe qualche momento di calore senza troppe pretese, senza fare progetti per quello che accadrà dieci minuti dopo. Abbandonarsi in un abbraccio infinito che potrebbe durare tutta la notte e in cui respiri e battiti cardiaci si fondono e prendono lo stesso ritmo, senza lasciarsi.
Mi stendo finalmente, faccio partire la musica e piano piano lascio che Morfeo prenda possesso delle mie mambra e mi porti al mio agognato riposo quotidiano ma prima, scrivo un po’…