Due giorni di raffreddore, mi hanno messo quasi ko. Sabato mattina però ho avuto il piacere di conoscere uno scrittore, un autore, tale Paolo Regina, di origini pugliesi che mi è stato presentato da un’amica in comune.
Paolo mi ha portato una copia dei suoi ultimi due libri, ‘Morte di un antiquario’ e ‘Morte di un cardinale’.Dopo una colazione per conoscerci e scambiare quattro chiacchiere, ci siamo congedati e mi sono recato a casa, al caldo per evitare di peggiorare la mia situazione e dopo aver preparato una bella tisana calda, depurativa, mi sono letteralmente spalmato sul divano con tanto di copertina e cuscino dietro alla nuca e mi sono immerso nella lettura del primo romanzo di Regina, così come non ho mai fatto. Chi mi conosce sa bene che i romanzi, tanto meno i gialli non mi riescono simpatici.
Ho dovuto superare solo il primo capitolo per capire che me lo sarei letto tutto in poche ore. La trama, un capitano della Guardia di Finanza, pugliese, in servizio a Ferrara, tale Gaetano De Nittis (si, proprio come il famoso pittore barlettano), inizia ad indagare sul misterioso suicidio di un atiquario che ha degli evidenti segreti, i quali sono intimamente ramificati nella società ‘bene’ di Ferrara. Incontrerà non pochi ostacoli e alla fine capirà chi… ma no… non vi racconto come va, altrimenti ci perdete il gusto.
Mi ha letteralmente folgorato, la descrizione minuziosa di Ferrara e dei suoi abitanti (si vede che l’autore ha vissuto e lavorato a Ferrara!!!), durante la descrizione dei movimenti del capitano De Nittis per Ferrara viene tutto descritto minuziosamente ma con un linguaggio e dei tempi che non appesantiscono ma scorrono molto bene. Un ferrarese poi riconoscerà tutti i locali in cui i vari personaggi si fermano, bar, ristoranti e negozi, anche se l’autore cautamente ne ha mutato il nome. Poi c’è lei, Rosa che ruberà il cuore e gli sguardi del giovane capitano. Leggendo pare di essere seduto al tavolino accanto a loro in Piazza Ariostea mentre si parlano e ridono, durante uno dei loro incontri, è incredibile come riesca, l’autore a evocare questo senso di realtà in cui, alla fine di ogni capitolo, ci si deve scrollare per tornare nella realtà quotidiana.
Da un paio di ore, ho terminato la lettura, con un senso quasi di dispiacere, tanto, che ho dovuto vestirmi e fare un giro in quella Ferrara che De Nittisgira e vive in questo romanzo. Non vedo l’ora di iniziare la lettura del secondo, dove, si parlerà del Graal ferrarese…
Bravo Paolo!