Nel 24 maggio del 2015, fermai un personaggio politico ferrarese di mia conoscenza per strada dopo aver notato che nessun tricolore era stato messo a mezz’asta, nessuna corona posta, nessuna manifestazione organizzata, il Famedio dei Caduti in Certosa chiuso e mi sentii chiedere per quale motivo questo doveva essere fatto.
Risposi che era ‘solo’ il centenario dell’entrata in guerra (1915-1918) e che la cosa si sarebe dovuta commemorare (badate bene, non festeggiare eh…ma commemorare!) dato che Ferrara lasciò sui campi di battaglia circa cinque migliaia di giovani concittadini.
Da questa persona, mi sentii rispondere che non era previsto nulla di ufficiale e che queste erano cose ‘fasciste’ sorridendo e cercando di liquidarmi. Gli afferrai garbatamente un braccio all’altezza del bicipite e guardandolo negli occhi gli dissi che pure i miei bisnonni combatterono in quella guerra. E forse anche i suoi. Dopo un silenzio di qualche secondo, gli detti del coglione e gli suggerii di tornarsene a scuola perchè nel 1918 il fascismo nemmeno era stato fondato (Milano – Piazza San Sepolcro – 23/03/1919).
Andai quindi ad acquistare un garofano e lo portai alla statua realizzata da Arrigo Minerbi ‘La vittoria del Piave’ (1928) all’interno della Torre della Vittoria ove feci anche una preghiera ai Caduti, a modo mio chiaramente.
Etichettare degli eventi simili, denota solo una cosa, microcefalia e demenza. Sui morti, di qualsiasi colore, bandiera o schieramento politico siano, non si mettono bandiere e se lo fai sei un pover’uomo senz’anima. Evitate di chiedermi chi sia e non scrivete nomi nei commenti, non dirò chi è e se legge, saprà bene. Resta che oggi, 24 maggio alla faccia di questa immane teste di cazzo, io mi fermo e ricordo, chi allora, italiano o austriaco che fosse, si trovò sui campi di battaglia magari nemmeno ventenne, magari con una fidanzata od un figlio a casa e che morì su campi di guerra come il San Michele, la Valsugana, l’altopiano di Asiago, il Piave, l’Isonzo ed il monte Grappa. Io oggi sono con loro, con chi ha sacrificato la propria vita per il proprio paese, indipendentemente dalla bandiera, dal credo e dagli ideali.
Fanculo a lui e a chi la pensa nello stesso modo, i morti dell’Ortigara e del Pasubio lo guardano