di Medardo Arduino

È la storia fascinosa di un grande simbolo dell’alto medioevo, celebrato in tutte le lingue, come ad esempio in questa versione da es.wikipedia.org

“El Palacio de Aquisgrán era todo un conjunto de edificaciones de tipo residencial, político y religioso, que fue erigido por el emperador Carlomagno como centro del poder carolingio … ubicado en la actual ciudad de Aquisgrán, en el oeste de Alemania, en el actual estado federado de Renania del Norte-Westfalia.
Las partes esenciales del palacio carolingio fueron construidas en la última década del siglo VIII, pero los trabajos tuvieron continuidad hasta la muerte del propio emperador Carlomagno, en el año 814. El diseñador de los planos del Palacio fue Eudes de Metz, inscribiendo la obra dentro del programa de renovación política del reino, anhelada y estimulada por el propio emperador Carlomagno.
La mayor parte del Palacio quedó destruido a lo largo de los siglos, pero todavía subsiste la capilla palatina, que está considerada como uno de los tesoros de la arquitectura carolingia, así como un característico ejemplo de la arquitectura típica del llamado Renacimiento carolingio… “

( FONTE WIKIPEDIA )

Certo che è impressionante, romantico come una soap opera o una telenovela. Andiamo ora ad analizzare il palinsesto del capolavoro, leggendo, senza nulla aggiungere salvo qualche commento, quanto si può leggere su tutte le versioni di Wiki nelle varie lingue. Certo wiki non è la Treccani o la Britannica, ma se non ci sono riferimenti ad opere edite, o ti segnalano di tenerne conto o neppure pubblicano. Mi dissero infatti che l’altro “competitor” al titolo di Cappella Palatina ovvero San Claudio di Corridonia MC. non ha avuto l’onore di essere pubblicato, alla faccia della libera enciclopedia popolare.
Come scriverò in esteso nel post dopo Pasqua, il tardo milleottocento, l’età del romanticismo e del neo gotico, giustificava le “ricostruzioni” sia di edifici che di testi, fatti “come avrebbero dovuto essere”. A quel tempo era una cosa culturalmente lecita, ma non è gran che lecito oggi voler leggere come prodotto dell’ottocento Carolingio ciò che è stato ricostruito nell’ottocento Bismarckiano.

Cosa digerisco male sono i voli pindarici dei critici di storia dell’arte che vedono svincolate da ogni logica di fattibilità materiale e di datazione basata sulla tecnica costruttiva le forme delle architetture, liberandole da quell’inutile peso delle strutture portanti che ogni epoca realizza secondo il proprio orizzonte tecnologico e delle quali non puoi fare a meno, in ossequio alla fisica, per fare stare in piedi il tutto. Le membrature portanti non fluttuano nell’aere da un millennio all’altro come le incorporee bellezze estetiche esoteriche che molti vogliono ad esempio vedere in questa, a detta loro, emblemati-cissima struttura ad “octagon”.

Ho scelto fra le tante descrizioni più o meno simili, ma tutte diverse fra loro per piccoli dettagli, la versione Iberica perché più libera e “svolazzante” fra tutte, negletta forse, ma stabile cioè non modificata in continuazione. Le differenze sullo stesso tema delle varie pagine nazionali, derivano forse dai testi di riferimento che i vari estensori consultano, ovviamente in genere nella loro lingua madre, perciò sono un insieme di piccole verità sugli infiniti modi di scrivere la stessa storia ciascuno tirando il documento per la giacchetta speculando sul fatto che le parole non sono univoche come i numeri. Con un poco di buona volontà lessicale anche un edificio a base quadrata può diventare “de rotundo facto

Cominciamo dal “Palacio” che è descritto come un compound ante litteram, centro emblematico del potere carolingio, tutto e solo realizzato a Bad Aachen (non forzatemi a dire Aquisgrana che non è mai stata da quelle parti tranne che nelle “spiegazioni farlocche” di Andrea Bacci in De Thermis)

Per vedere le figure cui mi riferirò, visto che mi leggete sul web, costa poco aprire le pagine che cito ed avrete la visione anche tridimensionale della meraviglia di Eudo.
Se l’estensore della pagina spagnola in questione riflettesse un momentito si chiederebbe come Eudo da Metz possa aver “diseñado los planos” (non me ne voglia se lo uso per sottolineare il malcostume di usare a sproposito vocaboli quindi concetti di chiaro significato tecnico che implicano pesanti riferimenti agli orizzonti socio-culturali dell’epoca) Eudo disegna, cioè concepisce in astratto e materializza su supporto cartaceo, una rappresentazione analogicamente corretta di cosa sarà realizzato, applicando al disegno i criteri della “scala dimensionale”. Lo fa quando la carta non era ancora inventata (pergamena no piana, no buona per disegni in scala con penna d’oca) ma l’estensore della pagina glie lo fa fare una mezza dozzina di secoli prima che gli architetti e pittori rinascimentali muovessero i primi passi nel recupero delle conoscenze sulla geometria proiettiva senza la quale non è possibile mettere su carta alcunché in “scala” per poterne ricavare le dimensioni al reale con una semplice proporzione. Melozzo si rivolterebbe nella tomba e pure il Buonarroti e via discorrendo fino a Lloyd Wright e Nervi. Ho sempre pensato che se non si fosse inventata la carta, non sarebbe esistito il tecnigrafo ed avremmo dovuto aspettare il CAD per progettare la torre Eiffel. L’opera di Eudo, dice questo critico storico che cito ad esempio perché non è il solo a “vedere” queste implicazioni, (non voglio citare altri autori più vicini a casa) fa parte di un programma di rinnovamento politico del regno (impero?) voluto proprio dall’imperatore; ecco le importanti insospettabili implicazioni che si possono leggere nell’architettura. La sorte toccata al monumento è così importante che riscrivo il brano testualmente:

La mayor parte del Palacio quedó destruido a lo largo de los siglos, pero todavía subsiste la capilla palatina, que está considerada como uno de los tesoros de la arquitectura carolingia.

Qualcun altro è più preciso:

…Charles the Great (Charlemagne) began the construction of the Palatine Chapel around 796, [1] along with the building of the rest of the palace structures. The construction is credited to Odo of Metz. It suffered a large amount of damage around 881, by the Northmen and was restored in 983. In the 14th and 15th centuries…(1) Bayer, Patricia, ed. (2000). “A”.
Encyclopedia Americana. I A-Anjou (First ed.). Danbury, CT: Grolier Incorporated. p. 1. ISBN 0-7172-0133-3.

http://en.wikipedia.org/wiki/Aachen_Cathedral 29/03/2014

Davvero sorprendente!! Il palazzo è scomparso nel corso dei secoli, decisamente danneggiata dai Normanni anche la Cappella, ma questa resiste, ne ha viste più di Bertoldo in Francia (si fa per dire) ciononostante è così ben conservata che stupisce. Andiamo per ordine: cosa rimane del palazzo di Re Carlo che un disegno in prospettiva “a volo d’uccello” sulla pagina spagnola ci mostra così meraviglioso? Nulla, neppure un briciolino di fondazioni, scomparso sotto gli edifici quattrocenteschi. Eppure dappertutto se e quando ci sono, le vestigia di antiche preesistenze riplasmate su cui si è riedificato hanno parte delle fondazioni visibili con opportuni sondaggi. Le fondazioni originali, stabilizzate da secoli, sono poi quelle che più o meno dappertutto qui da noi, sostengono gran parte delle membrature successive. Vi sembra sensato che per costruire il Rathaus nel XIV sec, si asportino completamente anche le (profondissime, come vedremo dopo) fondazioni dell’Aquisgrani Palacio citato negli “Annales”? Dov’è il rispetto per l’imperatore e il suo Palazzo così emblematico, se lo si distrugge senza rispetto lasciando integra la sola cappella? Rispetto che neppure i francesi hanno, se Aquae Aachen la chiamano Aix la Chapelle anziché Aix le Palais Imperial? Vale solo l‘octagon col suo significato esoterico?

Prima di fare i “grattacieli” che sono piantati nel terreno stabilizzandoli sull’attrito laterale pressappoco come un bastone che si pianta a terra per farlo stare diritto, tutti gli edifici in precedenza “poggiavano” sul terreno (torre di Pisa compresa) perché in genere si scavava fino ad uno strato di terreno naturale stabile e consistente e da lì si cominciava ad edificare. Bad Aachen non può essere una eccezione anche in questo, quindi del Palatium ci dovremmo trovare qualcosa, più o meno come qui da noi si trova sempre qualcosa sotto i pavimenti e non solo sotto le murature perimetrali di edifici fondati su precedenti vestigia. (il duomo di Fermo, per non andar lontano è particolarmente interessante quanto il tempio romano di Minerva ad Assisi e troppi altri casi per elencarli). Per contro a riguardo delle persistenze, un palazzo più antico che addirittura poteva essere preso a modello cioè la reggia di Teodorico, fa ancora mostra di se. Dall’architettura Ravennate, per Bad Aachen pare si sia voluto copiare senza riuscirci il solo San Vitale (analizzate la composizione architettonica e il contesto strutturale e vedrete che non ci sono similitudini). Durante i recenti scavi delle fondazioni del Palazzo a Bad Aachen, non si è trovato nulla nonostante ricerche quasi affannose. Ma allora in che modo sappiamo delle meraviglie “progettate” da Eudo quelle che vengono restituite graficamente in modo minuzioso Si parte, per quanto so, da una descrizione che ne fa Nokter Balbolus il monaco di SanGallo. Mi risulterebbe sia una semplice descrizione, non di tipo architettonico ma di tipo funzionale, legata cioè a narrare eventi che avvengono nel compound imperiale. Anche Nokter però si dimentica di dare le coordinate GPS di Aquisgrana.(1) A me sembra pochino, non trovare neppure un mattone e spiegare in testo e in disegno con dovizia di particolari le forme palatine: anche e solo per coerenza al “niente reperti” che ci priva di una qualunque dimensione da cui muovere. Se il progetto è tutto di Eudo, come si sostiene, non credo abbia voluto fare il palazzo in cartongesso e la Cappella in robusto laterizio, marmi pregiati italiani e graniti di Assuan. Immagino che per “fondare” abbia seguito lo stesso criterio dappertutto allo stesso modo sia per la cappella sia per il grandioso palazzo e con scelte così “robuste” da impressionarmi vivamente: vi spiego perché.

Nell’agosto del 2008 si tiene ad Oslo il 33esimo INTERNATIONAL GEOLOGICAL CONGRESS

Al quale un gruppo di sismologi e geologi germanici presenta una relazione dal titolo Aquisgrani terrae motus factus est: Evidence of historical earthquake damage in the Aachen Cathedral (Germany).

Dall’interessante paper ho appreso che la Cappella Carolingia ha delle fondazioni eccezionalmente profonde e robuste, per non incorrere in errori qui sotto lo “scan” del testo originale:

1medardo

Leggo quindi che “i muri di fondazione sono profondi fino a 5 mt e sono in parte spessi fino a 2,4 mt”, questo, a mio personalisissimo parere è un dato veramente singolare, “ecceziunale veramente” direbbe “Attalo” Abatantuono. Una simile fondazione potrebbe sostenere anche la torre di babele.
Le questioni da porci però sono queste: perché solo la Cappella ha delle fondazioni così consistenti? Eudo non ha fatto lo stesso per tutto il compound? Postomi la questione ho la risposta: evidentemente no, forse perché costava troppo? Perché fondare a -5. mt per poi riempire di terra l’intero volume compreso fra le fondazioni dell’ottagono, senza farci nemmeno una criptina piccina picciò che ci sarebbe stata anche bene e che tutti oggi vorrebbero. Nessuno l’ha trovata: non dubito che salterà fuori prima o poi…scavando…

Dice il testo del paper che alla base (deduco) del muro, ci sono tracce di condutture romane ed altre risulte coeve. La cosa sorprendente è che nel muro esterno del sedecagono sono state trovate crepe aperte che traversano l’intera sezione. Immagino che si tratti di crepe sotto il piano di campagna, se no sarebbero visibili (aperte) anche sotto i rivestimenti marmorei. Da un punto di vista prettamente statico strutturale un terremoto per aprire un muro da parte a parte alle fondamenta, facendo due più due con le masse e le accelerazioni verticali che imprime l’onda sismica, mi spavento ad immaginare cosa possa essere successo alla sommità dell’edificio. (potete rivedere le tristi conseguenze alle coperture degli edifici antichi come ai capannoni moderni dell’ultimo sisma in Romagna) Ma Eudo era un progettista eccezionale e alla Basilica (non Cappella, proprio basilica? Si Basilicam quam Capellam vocant, ma guarda..) non succede proprio nulla o quasi, anche dopo due terremoti a poca distanza di tempo (26 anni) uno dei quali, continua il relatore, con una sbebbola di oltre 5,5 di magnitudo, fantastico!!!

2medardo

Leggo e deduco che Eudo da Metz, fece una costruzione così avveniristica e robusta che dal tetto

sono solo cascati i “mattoni di piombo” (…DA dizionario Inglese: A brick is a block or a single unit of a ceramic material used in masonry construction. Typically bricks are stacked together or laid as brickwork). [tegulis…Shingle… come Carneade. chi eracostei?] questa dei mattoni plumbei non merita un commento tecnicamente serio, alla faccia sia delle strutture sia delle traduzioni “leggere”. Dalla nota sui tetti denudati (chissà che freddo lassù al nord) capisco perché Eudo fa costruire muri di sottofondazione di 2,4 mt di spessore: se mette sui tetti mattoni di piombo qualcuno dovrà pur sostenerne il carico, ma a volerci credere ci si chiede chi pagava queste assurdità, il Carlone? Se poi come dice il sismologo, si è avuto un significativo danno strutturale, che ne è stato della cupola che è la parte più alta, “spingente” sui ritti del tamburo che è il primo in odore di crollo? Quella cupola era davvero eccezionale, unica aldilà delle Alpi come dicono i critici ben informati, cupola che, come vedremo adesso, ha avuto qualche altro “unico” problemino; riprendo il testo citato prima, quello in inglese.

…The construction is credited to Odo of Metz. It suffered a large amount of damage around 881, by the Northmen and was restored in 983. In the 14th and 15th centuries…
http://en.wikipedia.org/wiki/Aachen_Cathedral 29/03/2014

Quando una cosa non si trova più, per gli storici qui da noi sono i Saraceni, nel nord i Vikinghi, che l’anno distrutta totalmente e sistematicamente. Entrambi questi soggetti che andavano per mare su meravigliose affusolate barchette, per la bisogna forse si portavano in stiva un bulldozer per fare in fretta visto che si abbandonavano solo a rapide scorrerie costiere, salvo la lunga guerra della Chanson de Roland. Io ho letto anche sugli “annales” che nel nord le distruzioni avvenivano per “ferro et igne” perché gli edifici erano prevalentemente in legno, soprattutto come strutture portanti: un bell’incendio appiccato con poca fatica et voilà. Mi domando: com’era nel 881 la Cappella di Bad Aachen. Quella che è l’espressione del potere e ricchezza dell’imperatore? La “gran quantità di danni” venne procurata secondo le abitudini di questi razziatori con “ferro et igne”?

Riguardo invece alle espressioni d’arte e di ricchezza si può anche apprendere che:

…Cette construction temoigne des richesses de Charlemagne….…Charlemagne serais sans doute (d’après Pierre Riché) enterré dans un sarcophage antique.

http://fr.wikipedia.org/wiki/Aix-la-Chapelle 25-1-2014

Vi chiedo ora di fare un piccolo confronto fra i marmorei e musivi splendori della Cappella (testimonianze della ricchezza) ed il “trono” al primo piano, ovvero lo scranno di marmo malamente tenuto insieme da una serie di grossolane patte metalliche e poggiato su una platea con scala, fatta con materiali di spoglio palesemente romani anche e solo guardando le foto. I romani del tardo impero che costruirono quel sedile “zancavano” dall’interno delle lastre, con eleganza; chi lo riparò nel medioevo non aveva evidentemente savoir faire in quei lavori: come la mettiamo a questo punto con la testimonianza delle ricchezze… que está considerada como uno de los tesoros de la arquitectura carolingia…qualcuno dovrebbe chiarirmi quali sono i rapporti “stilistici” ed emblematici fra i due tesori Carolingi: il trono e la cappella. Le dissonanze fra questi due staus symbol sono talmente evidenti che non si possono commentare a meno di pensare che, solo per i troni, lo stile corrente a Bad Aachen fosse il proto-minimalista. Scherzi a parte io penso che quel sedile sia l’unico vero pezzo antico, conservato quasi come reliquia per valori trascendenti il mero aspetto materiale, per questo non è stato sostituito da una copia “come doveva essere” in accordo con l’immagine milleottocentesca della Cappella. Non è finito in magazzino perché da lunghissimo tempo la memoria popolare lo legava in qualche modo all’imperatore santo: non si priva il popolo di una reliquia, anche se non esprime tutte quelle ricchezze che i cronisti coevi del Carlone comunque descrivono, ma che evidentemente, a parer mio, erano ad Aquasgrani in Francia (Salica) e non a Aquis villa in Gallia oggi Bad Aachen, i due diversi toponimi sembrano sincroni nel tempo come si legge negli annales laurissienses.

Fra queste ricchezze spicca…

…The dome was decorated initially with a fresco and later with a mosaic. After a fire these were replaced with a 19° century reproduction as the same iconography as the original if not the stilistic qualities. http://en.wikipedia.org/wiki/palatine_chapel_aachen- 26-1-2014

Se leggo bene la cupola (the dome) era inizialmente affrescata, poi hanno fatto un mosaico, quando lo hanno fatto? Pensavo fosse il contrario per via degli influssi Ravennati. Che io sappia oltralpe c’è un solo mosaico “bizantino” come vorrebbe esserlo il soggetto della nostra cupola: è a Germigny les Pres ed è stato rifatto accuratamente alla fine del 1800, perciò dobbiamo credere con fede che, se il mosaico di Germigny nel VIII sec. c’era, quello odierno sia uguale a quello originale. Stilisticamente però i due lavori non sono neppure parenti perciò non abbiamo riferimenti delle opere musive della cupola. Tornando a noi, ..After a fire these were replaced.. dopo un incendio questi affreschi/mosaici con alto tasso di labilità (da noi resistono addirittura quelli romani nonostante tutti gli sforzi per lasciarli andare in malora) vennero rimpiazzati con una riproduzione del 19° secolo della stessa iconografia anche se stilisticamente non corrispondente.

Fatemi capire: prima affresco poi mosaico poi incendio..incendio??? se vedo dov’è la cupola, a circa 30 metri dal piano pavimento, in una costruzione tutta rivestita di marmi, in che modo posso ipotizzare la distruzione di un affresco/mosaico per causa del fuoco? Quale materiale combustibile eccezion fatta per il napalm è tale da produrre a 30 metri da terra un calore tale da cuocere e sfarinare le malte di un mosaico e farne cadere le tessere? Forse è stato l’incendio delle sedie, una quarantina, che ci sono oggi e che c’erano al tempo di Tarcisio Rivoira che le fotografa a fine ottocento? (T.Rivoira Le origini della Architettura Lombarda – Roma 1907) Neppure rompendole ben bene e facendone un bel mucchio si può pensare che il falò possa distruggere, semmai solo affumicare una lavoro su volta un tantino robusta perché sostiene in centro un lampadario di bronzo da qualche tonnellata (dono del Barbarossa dicesi.)

Per saperne di più dovremmo chiederlo al progettista :…The Architect responsible Odo of Metz is

named in an inscription around the dome.. Nothing more is known of him.

http://en.wikipedia.org/wiki/palatine_chapel_aachen- 26-1-2014

Un laconico..non sappiamo nulla tranne il nome…(cfr U.Eco Il nome della rosa.) Senza indirizzo mail meglio non stare a cercarlo.

…Accidenti a Carneade, Eudo, Odo. Odone: un altro emerito sconosciuto, ma sappiamo che era architetto, con buona pace dell’Alberti e di Vitruvio, e progettava palazzi di cartongesso e cappelle iperfondate, straordinariamente anticipatore in un tempo in cui per fare una costruzione i “magistri” tracciavano tutto a terra se potevano, ma sempre in scala uno a uno. Povero Eudo genio incompreso: il suo nome non è degno neppure di una citazioncella di Eginardo che pure era il soprintendente ai lavori del Carlone perciò era quello che controllava gli appalti e pagava “proprio sumpto” del sovrano. Il nome dello sconosciuto Eudo compare in una scritta alla base del mosaico della cupola, mosaico disegnato dal baron De Bethune. Forse il barone aveva notizie di prima mano perché:

…Le mosaique ornant la cupole a disparu au XVIII siècle mais est connue par une gravure et des descriptionsLe mosaique actuelle…est l’oeuvre de l’architecte belgie J.B. de Bethune, elle fut executee entre 1879 et 1881 par les ateliers de Antonio Salviati a Venise (murano)

http://fr.wikipedia.org /wiki/Chapelle_Palatine%27_Aix-la-Chapelle 26-1-2014

Allora è chiaro che l’artefice dei disegni dei mosaici è un belga, architetto specializzato in chiese neogotiche delle quali disegnava tutto, dalla struttura all’arredamento alle decorazioni per giunta disponeva di maestranze formate per eseguire i lavori esattamente come desiderava. Poi guarda caso sono i Veneziani a fare il lavoro fine. Con una gran modestia il Barone qui disegna solo il mosaico, contrariamente alle sue abitudini, ma esattamente come doveva essere dalle descrizioni, se non proprio nello stesso stile (quale stile? Quello del Rinascimento Carolingio del quale non si conservano pletore di affreschi e non ci sono statue e non si sa bene dove cercarle in nord Europa eccetto che al monastero di valico di San Giovanni Muistair fra Valtellina e Grigioni).

Posso pensare che “le descrizioni” su cui si basa Bethune esistessero per davvero, nulla mi dice il contrario, ma è peggio: il dubbio che sorge è che non ci fossero nel testo di queste “descrizioni” le coordinate GPS della cupola stessa. Se si tratta della Basilicam quam capellam vocant citata dal sismologo di cui sopra, Aquisgrana può essere dappertutto, tranne forse che ad Aquis in Gallia.(2) Considerando la provenienza da Ravenna e Roma dichiarata dai cronisti coevi dei materiali da costruzione, l’unica giustificazione per logica è che anche le maestranze e lo “stile” dei mosaici potrebbero essere Romei e proprio nella decorazione musiva, la figura che campeggia imponente, giusto di fronte al trono dell’imperatore al primo piano [leggi matroneo], è l’immagine del Cristo Pantocratore. Questa rappresentazione del Cristo è di derivazione Benedettino Basiliana per non dire Ariana. È una icona che è caratteristica dei paesi levantini ed adriatici, ma che io sappia era del tutto sconosciuta nella Gallia Belgica al tempio del Carlone. Come facevano i suoi sudditi fedeli a capire da chi discendeva, lui che portava la stessa corona simbolo della stessa autorità, se non conoscevano l’icona del Cristo trionfante in trono? Boh, baron de Bethune comunque sapeva il fatto suo.

Ma le vicissitudini non terminano, sappiamo tutti che marmi e colonne venivano da questa parte delle Alpi, un trasferimento massacrante, anzi totalmente impossibile in termini pratici e di fattibilità logistica ed economica via terra, aleatorio e costosissimo via mare, pirateria a parte: un’opera logisticamente ciclopica per i tempi ma per sfiga …

Las columnas originales fueron expoliadas durante la ocupacion francesa en las Guerras Napoleonicas y llevadas a Paris, pero muchas de ellas debieron ser recostruidas totalmente a partir de 1840

Peccato che siano rifatte, per fortuna queste colonne non hanno alcuna funzione strutturale, sono li a farsi belle e basta, altrimenti non avrebbero potuto essere smontate e portate al Louvre accanto alla Gioconda. (sto esagerando?)

Veniamo ai dettagli dei rivestimenti, sono in marmi preziosi incorniciati, a giudicare dalle foto, da listelli sagomati per lunghezza al banco di tracciatura: pratica anticipatrice della meccanizzazione ottocentesca degli ateliers. Al San Vitale e dappertutto in quei tempi, si facevano listelli decorati con motivi curvilinei: nastri o volute floreali, per dissimulare le imperfezioni nella linearità dei profili a foglie e mezze foglie rovesciate, difficile da ottenere, nel medioevo come per quasi tutto il rotondissimo barocco fino allo stile impero ed ai primi macchinari “industriali”. Si nota anche la particolare bicromia dei rivestimenti marmorei degli arconi del deambulatorio, questa è invece precorritrice di quattro secoli della stessa moda originale della Toscana e della Liguria del XIII sec., un perfezionamento tecnico per l’estetica delle facciate realizzato adottando conci e listelli marmorei di facile reperibilità locale, per nobilitare quella che nelle antiche realizzazioni era l’incerta bicromia dei materiali strutturali del primo “romanico” Italiano.

Le superfici interne della cappella non sono solo rivestite in marmo, sono, a giudicare dalle molte foto sul web, totalmente ricoperte da fitti mosaici, bellissimi,“florealmente” ineccepibili direbbe Ludvig Mies Van der Rohde. Sono stato in Olanda ed ho anche navigato per decenni a vela, non posso non notare che l’imbarcazione che fa bella mostra di sé in una crociera nel mosaico carolingio assomiglia in modo netto ad una barca del XVI sec dal nome fiammingo impronunciabile, ma ben armata di timone a barra incernierato sulla ruota di poppa. Questa innovazione compare sul naviglio europeo grossomodo appena prima di Colombo. (Nei mosaici del Sant’Apollinare Nuovo si può vedere come fossero i timoni-remo delle imbarcazioni levantine che approdavano a Classe, simili a quelli dei drakkar vikinghi del Baltico).

Adesso devo tediarvi con delle considerazioni tecnico architettoniche, ma purtroppo necessarie.

I mosaici “tardivi” ornano il deambulatorio sedecagono della cattedrale che è voltato con una teoria di crociere a pianta quadrata con spicchi di raccordo. Le crociere sono caratterizzate da archi tondi sui lati e generatrici delle unghie perfettamente orizzontali (a giudicare anche dagli allineamenti dei mosaici) questo implica, almeno da Pitagora in poi che l’arco diagonale abbia una maggior luce di quelli di parete. Ne consegue che per avere linee orizzontali anche in chiave, (cioè i punti più alti della volta) tutti alla stessa altezza negli archi tondi ai lati come in centro volta, gli archi diagonali devono essere ellittici. Non c’è Eudo che tenga, la tracciatura e la realizzazione di archi ellittici o la loro variante low cost, gli archi “policentrici” sono una conquista tardo rinascimentale Italiana. Torniamo daccapo a quella geometria proiettiva e al disegno in scala di cui dicevo prima. Lo stesso Leon Battista Alberti nella sua Architettura, menziona solo l’arco tondo e l’arco “ribassato” cioè quel mezzo arco di luce minore del diametro con due dei quali, dice, si fanno gli archi a sesta acuta. Si, per tutto il medioevo, non sapendo o non avendo strumenti analitici per la predeterminazione delle caratteristiche di un ellisse di data luce e freccia, si facevano le diagonali sempre e solo con archi a tutto tondo. Da questo problema pratico di tracciatura delle seste in cantiere, sono nati l’arco e la volta a croce a sesta acuta, come semplificazione nell’esecuzione delle armature delle volte a vela spurie del primo periodo Romeo (Galla Placidia Ravenna, San Lorenzo in Doliolo San Severino Marche.) Parrebbe che questa evoluzione sia avvenuta proprio qui nelle Marche, a giudicare dalla geometria delle croci delle “cripte” dei monasteri che sembrano le prove “in piccolo” del futuro gotico fiammeggiante. (spiego la genesi in “L’architettura del rinascimento Carolingio nelle Marche” Arduino 2012)

Di nuovo Eudo, che anche con le crociere ad archi diagonali policentrici è proiettato sette secoli nel futuro.

Chiudo sulle volte con una considerazione sui disegni tecnici della cappella carolingia che potete trovare pubblicati su “immagini” nel web. Ci sono insieme ad un rilievo del Dehio, almeno tre o quattro sezioni della cappella, sembrano tutte eguali, pur essendo prive del caratteristico duomo esterno a sezione stellata. I disegni esposti sono quasi uguali fra loro, (mentre i rilievi di una situazione esistente dovrebbero esserlo completamente) le differenze sono tutte strutturali e interessano solo le sezioni della cupola e dell’imposta sul tamburo, quasi come se si trattasse di “bozzetti” per un concorso…

Una prima conclusione è la seguente: la storia come la vita è bella perché è varia, io sono propenso ad accettare opinioni e/o impressioni che una manifestazione artistica possa suscitare, ciò che ti “dice” un dipinto , una costruzione, una statua è strettamente legato alla tua percezione visiva ed ai meccanismi del tuo pensiero, non mi entusiasmano invece le opinioni, non espressamente dichiarate come tali, sugli esiti di eventi concreti quali le “distruzioni” di massicce murature operate dai normanni e altrettanto per le sinonimie “alla leggera” tipo tegola e mattone, tumulo e cripta e via discorrendo. Ogni storico, certamente bona fide tira l’acqua al suo mulino è comprensibile, ma proprio perché le opinioni diventano troppo facilmente paradigmi, dovremmo tutti essere disposti al riesame, stabilendo nuove “regole del gioco” più moderne, supportate dalla grande facilità che lo strumento informatico oggi ci offre sia per le collazioni che per i contatti “world wide”.

La seconda è che , ne sono convinto, Carlone sia stato magari più di una volta a svernare ad Aquae-Aachen, come ad Aquae Acqui Terme (Cn). Ci andava con la sua tenda imperiale che usava nelle pluriennali trasferte transalpine (come ipotizzo nel mio “rudimentale” primo saggio “L’architettura del Rinascimento Carolingio nelle Marche”).

Un notevole fattore di complicazione toponomastica potrebbe venire dal vezzo di noi celti italiani dell’alto medioevo, (ripreso da tutti i migranti Europei nel mondo), di ribattezzare il nuovo insediamento transalpino fondato per il controllo territoriale dell’impero, col nome del paesello natio: abbiamo nelle Marche Treja IT vs. Treia DE, San Ginesio IT vs. Saint Denis FR Villa Pinto di Colbuccaro IT Vs. Villepinte Parigi FR, essa stessa una nuova “villa” voluta da Pipino, nato e abituato a vivere in collina, sulla boutte de Mont Martre, (magari fatta dai celti Parisii dell’omonima valle nella Langa Cuneo) come alternativa alla Lutetia di Cesarea memoria, terramare preistorica sulle rive paludose della Senna, come ancora Carisio To IT (Carisiacum) vs. Quierzy sur Oise FR, Paterno Mc IT (Padernum) vs. Paderborn De.…e l’elenco potrebbe continuare.

Come commiato vi lascio con una bella illustrazione della Cattedrale di Bad Aachen della fine del 1700, esaminatela con attenzione osservando in particolare il pinnacolo sul tamburo ottagonale che era in genere in struttura lignea (distrutto da un incendio? In questo caso si che è possibile!) poi cliccate su Google Earth – Aachen, entrate in Steeet View fino alla restituzione 3D della cattedrale, giratele intorno cercando di confrontare quella volumetria con quella della stampa che vi propongo e fatevi una vostra opinione.

Aachener_Heiligtumszeigung_Oelgemaelde_17JhCfr.

(1) Ipotizzo che un ottagono con membrature di 2,4 mt di spessore, (in laterizio se non si specifica altro materiale), con tracce di “liquefazione” ovvero rapporto acqua vs. sabbia atipico in favore dell’acqua con tracce di condutture romane, possa ragionevolmente identificare una cisterna appunto romana. Se la “vasca” è di notevoli dimensioni come questa, si realizza un muro di forte spessore per contrasto alle spinte delle sabbie laterali trattenute oltre l’angolo di natural declivio di rocce incoerenti quali il loess che ricopre tutta la zona. L’impoverimento di una parte di falda può aver provocato una discontinuità nella reazione del terreno alla base del muro provocando localmente una sollecitazione tagliante cui le membrature in laterizio offrono poca resistenza, quindi la fenditura passante. Si spiegherebbe nel caso di un serbatoio tanto la profondità delle murature quanto il diametro della “vasca”, le tracce di condutture e la presenza di “bolle” d’acqua imprigionate nel fondo sabbioso quando la falda si è esaurita o ha cambiato percorso.

(2) Mi spiego l’assenza di precisazioni su dove fosse l’Aquisgrani Palati con un aneddoto.

Ero a Nuku Alofa, capitale del regno di Tonga sull’isola di Tonga Tabù, cercavo gli uffici della Royal Tongan Airlines in “queen Salote Street” ma non vedevo indicazioni agli angoli delle poche vie, risolvo di chiedere ad uno dei sorridenti giganti indigeni « Pls, wo’d you show me the way to queen Salote street?» «-You’re walking on…» risponde, «Oh! Stupid me, but there are no road signs…» « Sure, everybody know it..»

Certo! Che bisogno c’è di mettere targhe agli angoli delle strade quando tutti sanno dov’é la via dedicata alla notissima regina Salote? Non fa una grinza.

Medardo Arduino

ADDENDUM

Per i non addetti ai lavori, ma giustamente curiosi sui fatti architettonici qui sotto una piccola disamina senza pretese del problema degli orizzontamenti spingenti in laterizio-pietra, nel mio intento per fornirvi qualche idea utile a “leggere” le strutture medioevali e barocche.

PantheonL’antesignano delle cupole: il Pantheon

Struttura tecnologicamente perfetta nella quale non mi stupirei se si trovasse una catena metallica annegata all’imposta della cupola sul tamburo, come quelle che il Buonarroti mise a San Pietro.

 

 

voltavelaVolta a vela alto medioevale, generata da una cupola sezionata dai piani verticali di un parallelepipedo quadrato con vertici tangenti la circonferenza della cupola.

La realizzazione richiede una armatura alquanto complessa ed una rigorosa tracciatura.

Chiesa di San Lorenzo in Doliolo San Severino Marche- Livello seminterrato.

 

 

Disegno

Arco e volta a croce “ribassata” policentrica, generata dalla intersezione di due botti ortogonali di tecnica originale Romana, re-introdotta nelle architetture dal cinquecento.

La soluzione aumenta sia fisicamente che in percezione lo spazio a parità di plafond con la crocera medioevale

 

 

 

sdsd1Volte composite barocche.

Queste strutture richiedono una meticolosa progettazione ed una complessa posa delle armature.

F.Juvarra- Palazzina di caccia di Stupinigi (TO)

 

 

 

sdsd2Tecnologia della costruzione in legno nordeuropea.

Il granaio di Etretat in Normandia FR.

Restaurato e rivitalizzato grazie alla frequentazione turistica del minuscolo paese in riva alla Manica avvolto dalle falesie (presso Le Havre)

 

 

 

 

 

sdsd3Edificio civile con elementi strutturali portanti in legno in parte ascendenti al XIV sec., è stato costruito nella campagna normanna, rimontato ad Etretat per farne un ristorante. Nella zona altri edifici in struttura lignea e tamponamenti misti testimoniano una consuetudine antica e tenacemente radicata sul territorio.

FONTE: Academia.edu

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