Il mistero della statua di Paolo V

Se ci fossimo trovati nel 1618 all’interno della Fortezza, al centro della cosiddetta “Piazza d’Armi”, avremmo sicuramente visto una grande statua raffigurante un papa in posizione seduta. Si tratta di Paolo V, colui che ultimò la costruzione della Fortezza.
Perché parliamo di questa statua? Beh, oltre che essere un omaggio a questo pontefice, ne parliamo perché in realtà, a detta di alcuni storici, questa statua racchiuderebbe una vicenda strana. Non rimane quindi che leggere per scoprire di cosa si tratta.

Papa Paolo V
Papa Paolo V

Prima di iniziare, occorre innanzitutto far conoscere ai lettori chi era papa Paolo V, a cui questo monumento è dedicato.

Nato Camillo Borghese (1552-1621), regnò nello Stato pontificio dal 1605 alla sua morte. Nel corso del suo pontificato, oltre a dedicarsi alla riforma della Chiesa e allo sviluppo delle attività missionarie in America, Asia e Africa, si diede al mecenatismo, in particolare quello architettonico.
Sotto di lui furono realizzate a Roma numerose opere. Risalgono infatti al suo pontificato la nuova facciata della Basilica di S. Pietro (realizzata da Carlo Maderno) e l’ampliamento del Palazzo del Quirinale oltre che la ristrutturazione della piazza antistante.
Non solo. Fece restaurare l’acquedotto Traiano, ripristinare in parte l’Aqua Alsietina (per la costruzione dell’Acqua Paola) e costruire, all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore, la splendida Cappella della Madonna, detta anche Borghese o Paolina. Ma l’opera più insigne di papa Borghese è senza dubbio il grande parco al cui interno si trovano, oltre a fontane, statue, giardini e Casinò vari, anche e soprattutto la villa Borghese Pinciana, oggi sede della Galleria Borghese.

Passando al tema del nostro articolo, si può dire che quella relativa allo sfortunato monumento dedicato a questo pontefice è una vicenda curiosa, e anche ingarbugliata. Dico sfortunato perché in due occasioni venne abbattuto e successivamente riposizionato. La prima avvenne verso la fine del XVIII secolo ad opera delle truppe francesi, mentre la seconda, a causa dei continui bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Eretto nel 1618,  al termine della costruzione dell’’imponente fortezza, il monumento è citato per la prima volta nel 1621, dallo storico Marco Antonio Guarini che nel suo Compendio Historico si sofferma a riportare le epigrafi del basamento e non il nome dell’’autore della statua.

Nel 1655 il Faustini, nelle sue Historie ferraresi, all’anno 1618, aveva riportato il seguente brano, di fondamentale importanza che riporterò di seguito: « Nel quel tempo Giovanni Lucca Genovese, valente Scultore, havendo condotta à fine la Statua di marmo del Pontefice, che si vede in Fortezza, repentinamente morì; e perché la pelle del suo corpo si cangiava in diversi colori, credendo ogn’uno, che non fosse morto, fu egli involto in panni caldi, e rinchiuso nel Capitolo dei Padri di S. Paolo con alquanti huomini … li quali … il giorno seguente viddero ch’egli era veramente morto … alcuni medici dissero che ciò fosse cagionato dall’attività dell’’acquavite, ch’egli giovine in gran quantità solea bere, con l’aggiunta del tabacco in fumo…».
Appare chiaro che lo sconosciuto scultore Giovanni Lucca, ignoto alle fonti proprio perché morto in giovane età per abusi di “vizi” fosse l’autore del monumento al pontefice pur non essendo, però, lui stesso l’artefice della messa in opera della statua.

FOTO 2 - Epigrafi
Epigrafi sul basamento della statua

Una notazione contenuta nel manoscritto di Carlo Brisighella, Descrizione delle Pitture e Sculture che adornano le Chiese et Oratorj della Città di Ferrara, cominciò a generare vari equivoci tra gli storici ferraresi. Scrive infatti il Brisighella: «Resta da dar corso della statua marmorea rappresentante il Sommo Pontefice Paolo V, che edificò questa fortezza, ed è situato nel mezzo della piazza d’arme su d’un piedestallo pavim.le di marmo, fabbricato l’anno 1611 per mano di Serafino Colli scultore …». Quest’ultima notazione sembra voler solo attribuire all’ancora più sconosciuto Serafino Colli il “piedestallo pavimentale”, ossia il basamento ornato di epigrafi datato addirittura al 1611, ben sette anni prima della statua. La circostanza che Brisighella abbia nominato il solo Colli scultore-marmista artefice del basamento, e non della statua, generò gli equivoci di cui si accennava. Ma quali sono questi equivoci?
Nella sua guida Pitture e scolture che si trovano nelle chiese, luoghi pubblici, e sobborghi della città di Ferrara (1770) Cesare Barotti giunse a scrivere che «in mezzo alla Piazza d’Arme sta collocata su d’un Piedestallo di marmo, scolpita l’anno 1618 per mano di Serafino Colli, la marmorea Statua sedente del Pontefice Paolo V che edificò questa Fortezza l’anno 1611 …».
Nelle sue Memorie istoriche delle chiese di Ferrara e de’ suoi borghi (1773) Giuseppe Antenore Scalabrini, che evidentemente conosceva la fonte fornita dal Faustini, scrisse che «nel mezzo della Piazza d’Armi di detta Fortezza vedesi la Statua di marmo del suddetto sommo Pontefice Paolo V col Manto, e Triregno, scolpita da Gio. Luca Genovese, postovi l’anno 1618 …».
La rettifica dello Scalabrini non convinse il Frizzi che, nella Guida del Forestiere per la città di Ferrara (1787) attribuì la statua al Colli mentre nelle Memorie per la storia di Ferrara (Vol. V, pag. 39) la ridiede al Lucca Genovese.
La Ginevra Canonici (Due giorni in Ferrara, 1819) e Francesco Avventi (Il servitore di piazza, 1838) giunsero prudentemente nei loro testi a citare la statua ma non l’autore, mentre a favore dello scultore ligure, divenuto poi “Gian Lucca Genovese” si schierò Luigi Napoleone Cittadella, nell’opera Indice manuale delle cose più rimarcabili in pittura, scultura, architettura della città e borghi di Ferrara (1838).
Nel primo Novecento si verificò invece un ancora più strano fenomeno: mentre gli autori cittadini come il Righini, il Reggiani e il Melchiorri citarono la malridotta statua senza preoccuparsi di aggiudicarne la paternità al Lucca, importanti repertori stranieri riproposero il nome del Colli. La notazione più convincente sull’autore dell’opera la diede infine il Medri, allorché scrisse, nel 1957, che dopo l’improvvisa morte del Lucca Genovese «i lavori per il collocamento della statua furono compiuti da tale Serafino Colli, forse collaboratore del Lucca Genovese, che fu, in seguito ritenuto da alcuni l’autore del monumento (G. Medri, La  scultura a Ferrara, 1957)».
Alle considerazioni fondatissime del Medri va aggiunta un’altra ipotesi, non del tutto opinabile; ovvero che il monumento al papa sia stato progettato dal famoso architetto Giovan Battista Aleotti. In effetti l’artista argentano ricopriva nel cantiere della Fortezza l’incarico – diremmo oggi – di “coordinatore generale” della fabbrica ideata dal romano Pompeo Targone.

G. B. Aleotti, progetto per la Porta del Soccorso nella Fortezza
G. B. Aleotti, progetto per la Porta del Soccorso nella Fortezza

Per esso l’Aleotti progettò una delle porte della Fortezza, la Porta del Soccorso e la chiesa di S. Maria dell’’Annunziata. I suoi disegni progettuali, per questi elementi della Fortezza, sono tutt’oggi conservati presso la Biblioteca Civica Ariostea, raccolti in una cartella assieme a varie sue considerazioni sul celebre trattato architettonico di Jacopo Barozzi da Vignola, Regola delli cinque ordini d’architettura. Nella medesima cartella era rintracciabile, sino al 1974, anno in cui fu trafugato, un disegno riferito alla statua di Paolo V.
Ma l’opera in questione – che nella cartella ha sostituito l’originale – ha l’impronta di un progetto e non di un “rilievo” di qualcuno già esistente. Inoltre questa riproduzione fotografica risulta essere strettamente correlata ad un altro disegno, conservato ugualmente nella cartella aleottesca, che costituisce la parte inferiore, “tagliata” dagli autori del furto, relativa al basamento della statua; basamento che però presenta alcune diversità con quello effettivamente realizzato. Nelle due parti del disegno è simile il tracciato grafico nonché medesima è la calligrafia con le indicazioni a lato. Osservando attentamente la foto del disegno scomparso, si possono leggere le seguenti scritte: «Alteza dela statua P. di 6.6. La statua sera alta parmi ii romani. Misura del Piede Ferrarese diviso in oncie 124».

La Berenice Giovannucci Vigi (Contributo ad una storia della scultura ferrarese del Seicento, 1981) che pubblicò nel 1981 la fotografia succitata – seppure tagliata nella parte inferiore, corrispondente all’inizio del piedistallo – non rilevò le suddette scritte, come pure non considerò l’eventuale autografia aleottesca del disegno. Scrive la Giovannucci Vigi che in esso «non vi si legge né il nome di Giovanni Lucca, né quello di Serafino Colli. La qualità del progetto, per la realizzazione scultorea, appare piuttosto alta e già consapevole di quegli umori barocchi che soltanto a Roma, a questa data, potevano essere assorbiti … L’elaborato seggio adorno di teste di putti e sorretto da vibranti aquile ad ali spiegate, in un movimento e in una leggerezza … impensabili in uno scultore ferrarese (ma non in un architetto come Aleotti)».
Del disegno, in effetti, ne aveva già parlato, nel 1962, D.R. Coffin (Some architectural drawings of Giovan Battista Aleotti, Vol. XXI, n. 3, pag. 118), pubblicando gli altri fogli della Biblioteca Civica Ariostea e riferendo, senza ombra di dubbio, all’Aleotti anche il progetto per la statua del pontefice, opinione questa che è un po’ da riconsiderare.

La tecnica usata dall’eclettico Aleotti, durante il secondo decennio del Seicento, rivela infatti una forma artistica di stampo manierista in cui l’autore sembra voler recuperare gli schemi classici, desunti dai trattati di Serlio e del Vignola, legati di nuovo alla tradizione della Ferrara “estense”. Pensiamo ad esempio alla Porta Paola o al Monumento dell’’Ariosto, dove il movimento plastico è dato più dal sapiente accostamento di marmi “mischi” che dalle rigide sculture allegoriche di impostazione alquanto retrò. Per quanto riguarda il bellissimo disegno – perduto – per il monumento del papa, esso rivela una bizzarria decorativa di matrice proto-barocca, non pienamente assimilabile, comunque, alla maniera dell’’Aleotti di quegli anni, ma piuttosto vicini al gusto di Giovanni

Confronto tra la statua di Paolo V e quella di Clemente VIII a Roma
Confronto tra la statua di Paolo V e quella di Clemente VIII a Roma

Vasanzio (l’architetto che stava costruendo la palazzina Borghese per Paolo V) e, soprattutto, di Pompeo Targone, progettista ufficiale della Fortezza. In realtà a Roma, il Targone, figlio di un orefice e a sua volta egli stesso orefice ed architetto, si occupò soprattutto di sistemare “piccole architetture” liturgiche come il coro di S. Cecilia in Trastevere ed il Tabernacolo del Sacramento a S. Giovanni in Laterano; per il pontefice lavorò a S. Maria Maggiore eseguendo l’altare della Cappella Paolina. Ed è proprio nel cantiere della basilica romana che vanno ricercati quegli elementi stilistico–iconografici che contraddistinguono il monumento ferrarese  a Paolo V.
Per la professoressa Daria Borghese la figura scolpita dal Lucca Genovese ha una notevole somiglianza con un’altra statua; una statua che Paolo V fece eseguire dallo scultore lombardo Silla Giacomo Longhi e sistemare nella tomba di famiglia. Si tratta della statua di Clemente VIII, in cui, secondo l’autrice, « si ripete con esattezza la posa e perfino i dettagli del panneggio …».

La Borghese suppone quindi che il Lucca Genovese fosse un allievo e collaboratore del Silla, avendo quasi sicuramente lavorato a Roma. In effetti la tecnica del Lucca Genovese, ammettendo ovviamente che sia l’autore del monumento, sembra essere poco assimilabile agli scultori genovesi a lui contemporanei, dimostrando invece una vivace attenzione per il taglio tipicamente romano.
Mandato a Ferrara per eseguire il monumento al papa, vien da pensare ch’egli abbia eseguito il disegno di un altro architetto, forse del Targone.
Ma ovviamente queste sono solamente delle ipotesi. Come del resto, è quello di cui abbiamo raccontato fino a questo momento. Non si hanno, in effetti, prove certe su chi veramente abbia scolpito tutto il monumento o solo una parte. Al momento l’unica cosa certa è che sull’epigrafe del basamento c’è il nome di Giovanni Lucca Genovese.

Prima però di concludere, è opportuno, per chi magari non ha mai visto la statua o l’ha vista solo di sfuggita, descriverla come appare oggi, in mezzo ai giardini di via IV Novembre.

Statua di papa Paolo V
Statua di papa Paolo V

Il papa è ripreso seduto e benedicente con il classico triregno (ossia la Tiara papale formata da tre corone simboleggianti il triplice potere del Papa: padre dei re, rettore del mondo, Vicario di Cristo) sul capo mentre il volto è ornato dal tipico pizzetto “spagnolesco”. Imponente e massiccia, la figura marmorea crea un singolare contrasto con l’elaborata sedia gestatoria, il cui schienale, chiuso da due braccioli con teste leonine, riporta l’araldica aquila incoronata dei principi Borghese.
Nella parte inferiore, sembra quasi appoggiarsi con le sue ali spiegate una bellissima figura di drago, ugualmente araldica, dal volto, però, assai abraso, mentre sui fianchi compaiono altri due grifi. Il seggio, su cui è seduto, sembra veramente uscito dalla bottega di un architetto-mobiliere di stile manierista, così come pure il volto, anch’esso abraso dal tempo.
Non senza significato è, infine, l’idea di raffigurare il papa sulla sedia gestatoria e col triregno sul capo, anziché benedicente in piedi. Si tratta, volutamente, di una scelta simbolica con la quale si volle accentuare l’aspetto di forza e di potere del pontefice: Papa Borghese, posto al centro della Fortezza, sembra volerla dominare come un padrone assoluto, senza alcun tipo di tenerezza sacrale o devozionale.

Se oggi possiamo ammirare questa bellissima opera d’arte l’ho dobbiamo all’interessamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara e della Ferrariae Decus che si adoperano per trovare fondi, restaurare e restituire alla società questi splendori artistici.

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