corsapalio

Il Palio di Ferrara è un’antichissima tradizione oramai inscindibile della città estense, capace di unire nell’insieme storia e folklore. In questa giornata di festa, tra bandiere e costumi, nella città si rivivono i fasti di un tempo splendido, fatto di palazzi, di letterati e pittori, di dame e di uomini di potere.

L’ambito palio

Palio, in latino pallium, significa rettangolo di stoffa tessuta appositamente o dipinta. Nell’evo antico questo drappo prezioso filettato d’oro con l’effige del santo, agganciato ad un asta, veniva usato come offerta da una comunità cittadina che accoglieva pacificamente un ospite illustre, che poteva essere un imperatore, un duca o il Papa. Successivamente il pallium rappresentò un premio per le feste o gare che le città organizzavano nel giorno del santo patrono: ad esempio a Firenze si correva il palio di San Giovanni Battista, a Bologna il palio di San Pietro e a Ferrara invece il palio di San Giorgio. Se oggi il più celebre, per continuità ed organizzazione, rimane il palio di Siena, quello di Ferrara è certamente il palio più antico del mondo.

Parlare infatti del palio di San Giorgio significa entrare nel vivo della storia della nostra città, una storia questa che risale a molti secoli fa e che andrò a esplorare.

Azzo VII d'Este
Azzo VII d’Este

Azzo VII d’Este

Le cronache ferraresi riferiscono che il popolo, per festeggiare la vittoria di Azzo VII “Novello d’Este” (1205-1264) su Ezzelino III Da Romano, vicario dell’imperatore tedesco, nella famosa battaglia al Ponte di Cassano sull’Adda, organizzasse per le vie della città manifestazioni sportive, in particolare corse e tornei. Fin dal XII secolo, infatti, finte battaglie, giostre o corse dei cavalli raccontavano, nelle strade delle città, l’importanza dei conflitti vinti, delle città prese e gli assedi. Con gli Statuti Municipali del 1279, oggi conservati presso l’Archivio di Stato di Modena, la tradizione alle corse del Palio fu codificata e fu stabilito il giorno in cui doveva aver luogo la manifestazione, “In Festo Beati Georgi”, il percorso e i premi consistenti in un palio al primo, una porchetta al secondo, un gallo al terzo.
Il successo e il richiamo per il palio, divenne così forte e importante a tal punto che venne ripetuto per la festa della Vergine Assunta, il 15 agosto, e in occasione di festività eccezionali, quali nozze di principi o visite di personaggi importanti. Effettuato fino agli anni dell’Unità d’Italia, il palio visse i suoi momenti magici e splendidi durante il Ducato di Casa d’Este.
Di quella viva testimonianza dell’antico palio di San Giorgio ne è rimasta memoria negli stupendi affreschi, eseguiti da Francesco del Cossa, nel Salone dei Mesi di  Palazzo Schifanoia, dove sono raffigurati uomini, dame e il duca Borso a cavallo circondato da principi e nobili che, dai balconi dei loro palazzi assistono alle corse dei cavalli.

Nel 1598 il glorioso dominio estense a Ferrara giunse al termine quando Alfonso II morì senza lasciare eredi diretti e Papa Clemente VIII riunì il ducato ferrarese allo Stato della Chiesa. La città perdeva così il suo status di capitale per divenire semplice città di confine. Dopo la devoluzione dello stato estense alla Santa Sede, le feste continuarono ma erano più che altro legate ai festeggiamenti del carnevale. Nel 1676 il cardinale Legato Chigi istituì per la festa di San Maurelio, compatrono della città, oltre le normali corse al Palio, anche una corsa di barche che venne effettuata nel Po di Volano. Nonostante la diminuita importanza di Ferrara sotto lo Stato Pontificio, rispetto al florido periodo degli Estensi, nell’XVIII secolo la bella tradizione del palio è ancora apprezzata. Ma a partire dalla prima metà dell’Ottocento le corse del palio divennero sempre più sporadiche fino ad essere, dal 1860, definitivamente sospese e sostituite dalle “corse dei sedioli” (carrozzelle a due ruote ad un posto solo). Nel 1933 Angelo Facchini, dopo settantatre anni di silenzio, riprese la tradizione estense del palio, nuovamente interrotta a causa degli eventi bellici della seconda guerra mondiale, per poi essere ripristinata grazie all’impegno di Nino Franco Visentini, promotore del Palio dell’era moderna. Oggi il Palio di Ferrara si corre l’ultima domenica di maggio in memoria dello straordinario Palio corso nel 1471, quando l’allora marchese Borso d’Este, al ritorno da Roma, ricevette l’investitura a primo Duca di Ferrara da Papa Paolo II. Ma come è organizzato il Palio e chi sono i partecipanti?

Francesco del Cossa, Aprile - Particolare delle corse del palio, Salone dei Mesi, Palazzo Schifanoia
Francesco del Cossa, Aprile – Particolare delle corse del palio, Salone dei Mesi, Palazzo Schifanoia

A contendersi la vittoria nelle rispettive gare (corse delle Putte e dei Putti, corsa delle asine e infine corsa dei cavalli) sono otto contrade cittadine suddivise in quattro Rioni, con territorio dentro le mura (San Benedetto, Santa Maria in Vado, San Paolo e Santo Spirito) e quattro Borghi (San Giacomo, San Giorgio, San Giovanni e San Luca).

Ogni contrada è contraddistinta da due colori e da un simbolo ripreso dagli antichi stemmi araldici degli estensi che ricordano le virtù del Signore e gli effetti del suo buon governo. San Benedetto, di colore bianco e azzurro, porta come insegna il diamante, simbolo di incorruttibilità e forza del principe; San Giacomo che inalbera l’aquila bianca simbolo del potere e del mecenatismo estense, si ammanta dei colori giallo e blu; San Giorgio che sventola i colori giallo e rosso ha per emblema l’idra, mostro a sette teste rappresentante i sette vizi capitali. La lince è invece il simbolo della contrada di San Giovanni, dai colori rosso e nero e ricorda la capacità di giudicare senza venire influenzati, San Luca, i cui colori sono rosso e verde, si pregia dell’impresa dello steccato per ricordare le grandi bonifiche attuate dagli estensi, Santa Maria in Vado, riconoscibile dai colori giallo e viola innalza a propria insegna l’unicorno, simbolo dei lavori di risanamento promossi dagli estensi. San Paolo veste i colori bianco e nero (che sono quelli propri dello stemma cittadino) e si pregia del simbolo dell’aquila estense sulla ruota della fortuna, mentre Santo Spirito si identifica nei colori giallo e verde e nell’impresa della granata svampante, emblema legittimo di Alfonso I.

Ma il Palio di Ferrara non è limitato solamente alle corse. Tutto il mese di maggio è scandito da manifestazioni legate a rievocazioni storiche di un illustre passato, iniziando dalla suggestiva Benedizione dei Ceri e dei Palii, che si svolge nella cattedrale di San Giorgio, per poi proseguire con gli antichi giochi delle bandiere dove musici e sbandieratori delle otto contrade si contendono il primato nelle specialità del singolo, della coppia tradizionale e della piccola e grande squadra.
Ma la manifestazione sicuramente più rinomata è il corteo storico che fa rivivere nella splendida cornice di Corso Ercole d’Este il sontuoso corteo di Borso. Più di 1.200 figuranti tra dame, cavalieri, maghi, saltimbanchi, popolani, sbandieratori e musici offrono uno spettacolo altamente emozionante che culmina in Piazza Castello con rappresentazioni allegoriche e teatrali e con la presentazione al duca Borso dei campioni che correranno le gare del Palio.

Per concludere, si può dire che oggi il Palio di Ferrara, grazie soprattutto all’impegno e al lavoro volontario di molte persone, può essere considerato uno dei vanti della città di Ferrara e un valido strumento sociale di associazione, trasmissione di valori, spirito di gruppo e conoscenza della storia e delle tradizioni della nostra città.

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