A metà del Cinquecento, l’eredità artistica della scuola ferrarese quattrocentesca venne raccolta da altri pittori, di formazione variegata, che si erano aggiornati alle novità del Rinascimento romano-veneziano. Principali artisti di questa nuova corrente furono il Garofalo e Dosso Dossi, questo era il rinascimento ferrarese.

tisiBenvenuto Tisi, detto il Garofalo (1481 o 1476-1559) fu il principale artista della corte estense nel primo Cinquecento. Prima di continuare  è opportuno svelare una piccola curiosità: perché il soprannome Garofalo? È chiamato così in quanto “Garofalo”, oltre ad essere il paese in cui forse nacque, una frazione di Canaro in provincia di Rovigo, è anche la firma dell’artista nei suoi quadri, appunto il disegno di un garofano. Ma andiamo avanti.
A partire dal 1491 sembra che Tisi sia stato apprendista di Domenico Panetti, talvolta anche collaboratore di Dosso Dossi mentre a Cremona, tra il 1498 e il 1499, lavorò sotto la direzione di Boccaccio Boccaccino (1466-1525), che gli fece conoscere lo stile cromatico veneziano.

Benvenuto Tisi da Garofolo - Bambin Gesù dormiente
Benvenuto Tisi da Garofolo – Bambin Gesù dormiente

Nei primi anni del Cinquecento, Benvenuto Tisi fece molti viaggi affinando le proprie arti pittoriche e facendo conoscenza con altri maestri pittori; uno di questi, che influenzerà molto la sua arte pittorica (ad esempio nel quadro Madonna in trono e santi, oggi conservata alla Pinacoteca di Ferrara), sarà Raffaello, conosciuto nel 1512 presso la corte di papa Giulio II.

A Ferrara, a partire dal 1512 lavorò per la corte estense, in particolare sotto il ducato di Alfonso d’Este (1476-1534), arricchendo con le sue opere gran parte delle chiese. Tra questi capolavori citiamo la Madonna con Bambino in trono con San Giovanni Battista, San Girolamo due santi e la donatrice Ludovica Trotti (1517), i disegni preparatori degli otto arazzi che raccontano le Storie dei santi Giorgio e Maurelio e l’Adorazione dei Magi (1537).

Un altro artista, attivo alla corte estense di Alfonso I, luogo privilegiato anche dall’Ariosto, fu Giovanni di Niccolò Luteri, meglio conosciuto come Dosso Dossi (1486?-1542). Suggestivo interprete delle fantastiche evocazioni dell’Ariosto, i suoi motivi mitologici furono fonte di ispirazione per i pittori emiliani del primo Seicento, tra i quali Annibale Carracci. Nella sua formazione Dosso, a differenza degli altri pittori, come il Garofalo,  non attinse direttamente alla prestigiosa scuola ferrarese quattrocentesca; la sua influenza gli venne invece dai pittori veneti, in particolare da Giorgione (1478-1510). A questi insegnamenti di base l’artista aggiunse poi rimandi alla cultura classica e a Raffaello.

Dosso Dossi - Trionfo di Bacco (1513-1514), oggi custodito a Mumbai
Dosso Dossi – Trionfo di Bacco (1513-1514), oggi custodito a Mumbai

Dopo aver prestato servizio alla corte dei Gonzaga, nel 1514 venne nominato pittore di corte a Ferrara. In tale veste fu coinvolto nelle principali imprese decorative di Alfonso d’Este, di cui la più importante sono i Camerini d’alabastro; a lui è infatti attribuita la coreografia generale dell’apparato decorativo, a cui parteciparono da Venezia Giovanni Bellini e Tiziano, nonché la realizzazione di alcuni dipinti, tra cui il Trionfo di Bacco. Sempre per la corte estense realizzò varie tele che ornavano i soffitti dei palazzi e molte decorazioni minori. Con i suoi frequenti viaggi (Firenze, Roma e soprattutto Venezia), Dosso seppe essere sempre aggiornato alle ultime novità dei centri artistici nevralgici della penisola.

Il Castello del Buonconsiglio - XIII secolo
Il Castello del Buonconsiglio – XIII secolo

Verso il 1530 affrescò, per la famiglia dei Della Rovere, la Villa Imperiale di Pesaro mentre nel Castello del Buonconsiglio, per conto del Principe Vescovo di Trento Bernardo Cles, affrescò una ventina di ambienti.

Nella seconda metà del Cinquecento, nonostante la scomparsa di Dosso (1542) e la fine delle grandi committenze granducali, Ferrara mantenne una certa vitalità artistica grazie alla presenza della famiglia Filippi, il cui massimo esponente fu Sebastiano detto Il Bastianino (1532-1602), e di vari artisti come Carlo Bononi (1569-1632). Ma con l’annessione della città allo Stato della Chiesa e il trasferimento della capitale estense a Modena, Ferrara perse il ruolo di centro artistico, che nel Quattrocento era stato un punto di riferimento per le corti europee. A far finire un’epoca di splendore artistico-culturale, sarà lo smantellamento dei camerini d’alabastro (1598), le cui decorazioni, portate a Roma, finiranno disperse in vari musei.

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