Nella zona di Ferrara, oggi occupata dal Serbatoio monumentale dell’acquedotto e, ancor prima dalla Fortezza pontificia, esisteva un castello della cui storia si hanno scarse notizie ed il cui nome è testimoniato oggi da una via situata nelle vicinanze del novecentesco acquedotto: “Via Castel Tedaldo”. Qual’ è la storia di questo castello? Chi lo costruì? È perché, ad un certo momento, venne demolito? A questi quesiti cercherò di rispondere in questo, spero breve, articolo (anche per non annoiare il lettore); non sarà semplice, poiché, come detto prima, le notizie storiche su questo edificio sono scarse, ma ci proverò ugualmente.

Da dove iniziare a raccontare la storia di Castel Tedaldo?
Per saperlo occorre tornare alle origini di Ferrara che si perdono nella notte dei tempi. Il primitivo nucleo urbano, chiamato castrum, si trovava sulla riva sinistra del fiume Po, a protezione dell’’isola di S. Giorgio e dell’’omonima chiesa, nuova sede vescovile dopo il trasferimento da Voghenza.
Il castrum originario era ancora privo di un sistema difensivo e la sola protezione era garantita dal fiume che scorreva a sud. A nord invece, come protezione,venne innalzata una prima linea di difesa composta da un terrapieno e da una palizzata in legno. Ma non bastava.

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All’inizio del VII secolo venne eretto, a difesa del neonato castrum, un vero e proprio quartiere fortificato che, tra il IX e il X secolo, assumerà le caratteristiche di un “castello” chiamato “dei Cortesi” in quanto in quel luogo vennero a stabilirsi i proprietari terrieri che godevano del favore imperiale e perciò detti “curtensi” o “cortesi”. La città si trovò così divisa in due borghi, uno “inferiore” ed uno “superiore”. Ma la difesa offerta dal castrum non fu più sufficiente data l’espansione della città verso ovest. Si rese così necessario realizzare una nuova difesa cittadina, lungo il canale denominato Fossa Civitas: una lunga cinta fortificata con terrapieni il cui caposaldo militare fu una rocca chiamata Castel Tedaldo, situata sulla parte elevata del borgo superiore (in quello inferiore vi era il castrum).

Stemma della famiglia dei Canossa
Stemma della famiglia dei Canossa

Come suggerisce il nome, il castello venne edificato nel 984 dal marchese di Canossa Tedaldo (…-1012), allo scopo di controllare i traffici commerciali provenienti da Occidente. Tedaldo, come feudatario imperiale fedele agli Ottoni di Germania e conte di Modena, Reggio, Mantova, Brescia e Bologna, già possedeva nel territorio ferrarese importanti feudi.
Attraverso la riscossione della metà dei dazi sulla navigazione padana, curò il rinforzo ed il restauro delle mura occidentali della città, sorte attorno all’omonimo castello. Castel Tedaldo, citato in un documento del 1091, è individuato da Riccobaldo da Ferrara nella sua Chronica Parva Ferrariensis (1313-17) come fortilizio opposto al castrum, sito sul versante occidentale della città; al centro del borgo superiore, quasi in posizione elevata, il castello, posto a guardia di un ponte di barche, era composto da una torre e da una cinta di alte mura, dalle quali si accedeva al transito fluviale in tal modo protetto.

Con il trasferimento della Cattedrale da S.Giorgio a nord della città (1135) per Ferrara iniziò una nuova fase dell’evoluzione urbanistica. Attorno alla nuova piazza comparve il palatium vescovile e la curia vassallorum, a cui appartenevano i membri delle famiglie più in vista che, accanto ai Canossa avevano gestito il potere cittadino e che ora nella piazza avevano le loro residenze. Con la nuova sede vescovile ebbe termine la “Ferrara altomedievale”: il castrum e lo stesso Castel Tedaldo persero così la loro figura di capisaldi della città.
Tra il XII e il XIII secolo la città divenne il teatro di lotte tra coloro che appoggiavano l’Impero (ghibellini), come i Torelli-Salinguerra, e coloro che invece sostenevano il Papato (guelfi), come i Marchesella-Adelardi e i Giocoli. Ma verso la metà del XIII secolo anche gli Este, che pure loro erano dalla parte del papa, si inserirono nelle lotte locali fra le famiglie del luogo. Nel 1264 Obizzo II d’Este (1247 o 1252-1293) venne eletto signore della città
In questo periodo, almeno fino alla fine del Trecento, si collocano le ripetute distruzioni del castello canossiano. La prima avvenne nel 1255, da parte di milizie reggiane. Nel 1308-09 Castel Tedaldo venne occupato dai Veneziani. leonello-deste-o-anche-lionelloLa seconda distruzione avvenne nel luglio del 1317; un gruppo di soldati catalani, giunti a Ferrara nel 1307 come guardie del corpo del re di Napoli, nel corso di una violenta sommossa da parte dei ferraresi, prima si asserragliarono dentro a Castel Tedaldo e poi, dopo essersi arresi, vennero condannati a morte. Il castello venne saccheggiato e poi distrutto.

Nel corso del Quattrocento, Castel Tedaldo subì numerosi rifacimenti. Nel 1449 il marchese Leonello d’Este (1407-1450), secondo figlio illegittimo di Niccolò III, dopo averlo acquistato lo fece restaurare: il castello, nel massimo del suo splendore, era composto ora da torri alte e merlate cinto da mura che si collegavano al resto del sistema difensivo della città; inoltre, da una porta provvista di ponte levatoio si usciva dalla città per passare sopra l’antico ponte di barche.
Una curiosità. Castel Tedaldo è citato da Ludovico Ariosto nel Canto XLIII dell’Orlando Furioso, dove vengono descritte i due grandi fortilizi della città, una al di qua e l’altro al di là del Po:

…quando lontan scoprendo di Tedaldo
Ambe rocche, il capo alzò Rinaldo.

Ercole I d’Este (1431-1505), succeduto a Borso, nel 1494 ordinò che parte delle mura rovinate del castello di Tedaldo fossero ricostruite. Nel corso delle guerre franco-spagnole (Guerre d’Italia del 1551-1559) Ottavio Farnese, duca di Parma e Piacenza, per ordine del re spagnolo Filippo II (1527-1598), assediò e bombardò, il castello espugnandolo e distruggendolo per l’ennesima volta. L’anno successivo il novello duca Alfonso II d’Este (1533-1597), figlio di Ercole II d’Este, si riappropriò del castello facendolo restaurare. Nel 1570 feudo e castello vennero concessi dal duca ai Conti Ruggeri che lo trasformarono in dimora signorile.

La fine gloriosa di Castel Tedaldo ebbe inizio nel 1597. Il duca Alfonso II era morto senza eredi legittimi e Ferrara, dopo tre secoli di dominio estense, tornava sotto la giurisdizione dello Stato della Chiesa. Cesare d’Este, figlio di Alfonso d’Este marchese di Montecchio (un figlio naturale di Alfonso I), essendo erede illegittimo, in quanto cugino del defunto duca, fu costretto da papa Clemente VIII (1536-1605) a lasciare il ducato estense per trasferirsi con la sua corte a Modena.

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Papa Clemente VIII

Entrato in città con le sue truppe il pontefice, dopo aver attuato i primi provvedimenti indirizzati a attirare il consenso della popolazione, decise di riorganizzare le difese a nord-ovest della città, antiquate per l’artiglieria dell’epoca. A tal proposito decise di realizzare in quella zona un’opera di fortificazione immensa, una fortezza, la cui conseguenza sarebbe stato l’abbattimento del borgo superiore: chiese, palazzi, la famosa Delizia del Belvedere e infine il Castel Tedaldo furono completamente demoliti provocando una grande ferita alla città.

Di questo castello oggi non rimane nessuna traccia e, come detto all’inizio di quest’articolo, l’unica testimonianza della sua esistenza passata è l’odierna Via Castel Tedaldo. Il ricordo di questo straordinario castello, seppure andato distrutto, vive ancora nei racconti dei cronisti di quel tempo e anche nei pochissimi documenti oggi custoditi nei vari archivi della città. Il visitatore che si troverà a passeggiare in quel luogo ricorderà quel sito come uno dei più importanti per la storia di Ferrara, una storia ancora affascinante, ricca di sorprese e curiosità.

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