Erano tredici anni che non salivo lassù, in cima al tetto del mio mondo, Cima d’Asta.
Ieri, mi ci sono recato assieme al mio amico Gilberto che ha voluto seguirmi in questa impresa.
Quello che rappresenta per me questa vetta è qualcosa di difficilmente descrivibile, essa racchiude in se passato, presente e futuro, non è solo una montagna, come del resto tutte le Dolomiti, sono magici monumenti plasmati e distrutti dal tempo, antichi come la creazione, come chi li ha voluti proprio li in quei luoghi.

Oggi, imponenti massicci diroccati che ai loro piedi hanno in forma di grandi blocchi di roccia (ghiaioni) il tempo trascorso dalla loro nascita, come immensi granelli di sabbia di una clessidra titanica. In certi luoghi, questi ammassi di pietre sembrano infiniti e rimarresti ad osservarli per ore quasi riuscendo a scrutare le ere trascorse, gli eventi e tutto quello che da allora, dalla loro formazione si è avvicendato.

Ieri, volendo condividere questi pensieri e queste sensazioni con il mio amico e fratello Gilberto, proprio lassù l’ho voluto portare perchè credo che la montagna abbia molto da insegnare, soprattutto a chi come noi ha avuto una vita abbastanza densa di eventi spiacevoli.
La montagna è sofferenza ma è anche pace, è silenzio esteriore ma anche interiore, è piacere ma può anche essere terrore.
Solo in montagna, a mio avviso puoi avere una scuola per una centratura interiore eccellente, solo in montagna.

Siamo così partiti a piedi da Malga Sorgazza e iniziata la nostra salita con tutta la calma di questo mondo dopo alcune ore, siamo arrivati ai lastoni di CIma d’Asta. Si tratta di ‘piastroni’ formatisi quasi certamente in tempi estremamente remoti per la fuoriuscita di magma che raffreddandosi ha creato queste specie di ‘gettate’ ruvidissime che anche se, si resentano lungo il tragitto di salita con una pendenza abbastanza forte consentono un grip alle suole delle scarpe incredibile.

Essendo totalmente fuori allenamento, il rifugio Ottone Brentari, prima tappa del nostro percorso, non arrivava mai; le gambe si facevano pesanti, il sole scaldava e la fame si faceva sentire.
Durante questo ultimo tragitto, abbiamo incontrato un ragazzo molto simpatico di Trento, di nome Bruno che ci ha tenuto compagnia sino in vetta e con il quale, fra le chiacchiere ci siamo fatti coraggio fino alla porta del nostro traguardo mangereccio.
Ci siamo poi seduti a tavola con altre persone per consumare un piatto di pasta ed una fetta di dolce scambiando alcune chiacchiere con una coppia, composta da madre e figlia, della Valsugana.

Prima di tentare la salita al cosiddetto Cimone, io e il mio amico ci siamo riempiti gli occhi di tutta quella bellezza, dalla parete verticale di Cima d’Asta al lago, a Costa Brunella e Cima del Frate sull’altro versante vallivo, cullati da una fresca aria a tratti un po’ arrogante ma piacevolissima comunque per noi che venivamo dalle temperature africane di Ferrara.

Decidiamo di tentare la salita e raggiungiamo la sponda opposta del bellissimo lago alpino di Cima d’Asta, uno fra i più alti in Europa. Arrivati ai piedi dell’immenso e ripido canalone detto ‘dei Bassanesi’ ci accorgiamo che il cielo si fa un po cupo e che verso la Valsugana ci sono nuvole che potrebbero compromettere la serenità della salita.

Abbiamo così fatto una pausa per ragionare sulla fattibilità della cosa e visto che la stanchezza iniziava a farsi sentire ed erano già le tre passate del pomeriggio, ci siamo ritenuti soddisfatti del grande traguardo raggiunto e salutando il cimone con la promessa di tornare entro l’estate, ci siamo diretti verdo il sentiero 327 nella variante più morbida detta ‘Trodo dei Aseni’.
Percorso che ci è piaciuto molto e ci ha portato con un gro largo sul primo 327 da cui siamo saliti, facendoci evitare i faticosi lastoni.

Nell’arco di qualche ora eravamo di nuovo giù fra i boschi e diretti verso la Malga Sorgazza, stanchissimi ma con il cuore, la mente e l’anima nutrite e gonfie di voglia di tornare.
Inutile dire che anche se in paese c’era una bellissima festa degli Alpini, non appena cenato in albergo ci siamo diretti ai rispettivi giacigli per riposare le gambe e continuare a godere quel sapore mistico che queste escursioni ti lasciano nell’anima.

Torneremo presto, Cima d’Asta mi chiama da anni, mi parla di notte e mi racconta storie antiche di meravigliosi tempi passati che presto spero, torneranno. Buonanotte sognatori, buonanotte montanari…Elen síla lúmenn’ omentielvo (una stella brilla sull’ora del nostro incontro).

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