di Maria Capatti – Omero servizi editoriali

Giorgio Graziotti e Fortunato Licandro

Un progetto Erasmus dell’Università degli Studi della Tuscia, un ragazzo che armato di coraggio e carrozzina affronta il mondo per la prima volta e un uomo che prende in mano la sua vita e ne fa un capolavoro.
Sono questi gli ingredienti di quest’opera in cui autore e protagonista coincidono e insieme danno vita ad un diario di una esperienza in terra spagnola che, pur partendo tra mille incertezze, paure, domande senza risposta e milioni di insicurezze unite ad un senso di inadeguatezza, si conclude con la vittoria totale del protagonista sulle avversità della vita.
Giorgio Graziotti, insieme a Fortunato Licandro, copywriter e amico sincero, affronta dunque in questo testo il tema della disabilità e lo fa con una dignità, un’autoironia ed una consapevolezza senza pari; non è possibile immaginare questa miscela senza leggere queste pagine.
E’ un ragazzo insicuro quello che da Viterbo parte una prima volta per Sevilla domandandosi continuamente: “Chi me lo ha fatto fare?” e “Perché Giorgio Graziotti?”. E’ un ragazzo altrettanto incerto quello che parte una seconda volta per Madrid per un progetto di Erasmus Placement. E’ un Uomo quello che torna definitivamente da Madrid dopo un’esperienza lavorativa all’interno di una importantissima agenzia di stampa.
Insieme a Giorgio noi piangiamo per i distacchi dagli affetti e dalle certezze, gioiamo per ogni nuovo amico sincero, ci arrabbiamo per le ingiustizie che è costretto a subire a causa delle barriere mentali delle persone più che di quelle architettoniche che, di fatto, apprendiamo, in Spagna non esistono e, attraverso i suoi occhi, godiamo del meraviglioso paesaggio spagnolo. E’ qui che con la sua prima esclamazione “Que fuerte!” ci entusiasma alla veduta panoramica della incantevole città andalusa.

E’ il primo accompagnatore di Giorgio, tale Ernesto, che depone inconsapevolmente i semi della futura apertura alla vita di Giorgio: “ad ogni novità corrisponde una crescita”. E di questo insegnamento Giorgio fa effettivamente tesoro durante tutti i periodi di permanenza in Spagna, tenendo duro, serrando i denti e, come di dice, con pancia in dentro, petto in fuori e testa alta come un valoroso guerriero. E questo fino a che, dopo mille e una vicissitudini, alcune delle quali anche irresistibilmente comiche, molte risate, scherzi, gite al mare, al luna park e ottimo cibo, Giorgio comincia davvero a vedere a colori e non più in bianco e nero. Merito di Ernesto? Di una mamma che lo sprona per l’immenso amore che prova per lui ad indagare il mondo, quello vero, brutale e crudele con chi ha “evidenti difettucci di fabbrica”, come li chiama lui? Delle esperienze di sconfinata delusione che prova nel vedere che le persone che avrebbero dovuto prendersi cura di lui in realtà lo abbandonano nel momento del bisogno o della malattia, incuranti delle sue esplicite richieste di aiuto? Di Rodrigo, suo tutor nella seconda esperienza madrilena che, nonostante il ruolo che ricopre non è dotato di elasticità mentale? O di Cruz, accompagnatrice ufficiale che preferisce a lui le sere brave in giro per la città lasciandogli addosso una fredda sensazione di deprivazione affettiva? Di Leonora forse, caporedattore dell’agenzia di stampa che diventa per lui un mentore fantastico e che tanto gli insegna della vita?
Tutte le esperienze Giorgio riesce infine a custodire in un forziere prezioso; quelle negative come quelle più squisitamente positive e cresce, cresce velocemente verso l’adultità più vera: ”[…] forse non ha capito (riferendosi a Cruz, ndr) che non sono un animaletto da compagnia, al quale bisogna solo dare la pappa e portarlo a fare i suoi bisogni, ma un uomo che ride, piange e soffre per quello che gli succede intorno. Non importa, ormai ho imparato come stare da solo”.
E continua: “E’ proprio vero che le esperienze ti fanno crescere e a me hanno anche fatto diventare una persona migliore: due anni fa ero un ragazzino impaurito che non sapeva a cosa andava incontro e si affidava a chi aveva a fianco; oggi sono un uomo, per forza di cose”.
Davanti al gate che lo riporta definitivamente in Italia sorride dunque con la serenità di chi ha vinto magari non la guerra, ma una battaglia importantissima contro i propri fantasmi, le proprie paure.
“Grazie Erasmus!”
¡QUE FUERTE quindi questo libro. E ¡QUE FUERTE Giorgio Graziotti!
Senza tralasciare un doppio QUE FUERTE a Fortunato Licandro che tanto ha fatto per la realizzazione di quest’opera e a mamma, grandissima donna e madre che in una giusta via di mezzo tra il primo piano e il dietro le quinte ha contribuito al capolavoro di Giorgio nella duplice veste di autore e di Uomo. Un uomo che, portando con sé i ricordi indimenticabili della splendida terra spagnola, oggi ama la vita in tutte le sue sfumature perché ha imparato che “un bravo lavoratore rimane tale anche se con le stampelle, leggendo in braille o parlando con un computer”.
Tantissimi sono gli spunti di riflessione per chiunque si appresti a leggere queste pagine; altrettanti i motivi che ci inducono a ripiegarci un momento su noi stessi per cercare di capire in che direzione stiamo andando. Giorgio a Sevilla è nato per la seconda volta, non forse fisicamente, ma sicuramente dal punto di vista interiore; ha cominciato a vivere con la mente e con il cuore, tanto che arriva a dire: “le gambe non sono poi così indispensabili” per fare propria la relazione con l’altro da sé, per giustificarlo a volte, per amarlo tantissimo o per negarlo.
Un libro divertente e didattico allo stesso tempo; un’immersione nelle emozioni più genuine, vere; una grandissima lezione di vita per tutti coloro che desiderano trovare la propria dimensione umana al di là delle abilità. Giorgio ci aiuta tantissimo. Tutti.

Titolo: ¡Que fuerte!
Autore: Giorgio Graziotti – Fortunato Licandro
ISBN: 978-88-8309-302-9
Editore: Avagliano Editore
Pagine: 235
Edito: Giugno 2017

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Nato a Ferrara nel 1976, da sempre appassionato di storia antica, storia medievale, tradizioni, miti e leggende, ha scritto diversi libri di poesia, saggistica e narrativa.

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