La montagna mi ha fatto capire che è da sciocchi mettere la vita in banca sperando di ritrovarla con gli interessi. Mi ha aiutato a non essere troppo tonto, anche se un po’ tonti si è tutti da giovani. Mi ha insegnato che dalla vetta non si va in nessun posto, si può solo scendere. (Mauro Corona)

Dopo una lunga giornata passata davanti ad un computer a sistemare preventivi, pagine di siti web e a studiare nuove cose che occorrono al mio lavoro, finalmente giunge sera.
Un veloce aperitivo in solitaria con un paio di vini bianchi trentini dall’immancabile amico Daniele al Bar Centrale di via Mazzini e un po’ di spesa per la cena e poi a casa e dopo essermi rinfrescato, preparo un pasto a base vi verdure e pasta integrale, il tutto accompagnato da un buon Muller Thurgau bello fresco ed un qualche brano di musica anni 80 che fa sempre atmosfera, come un ‘Russians’ di Sting o una ‘Live to tell’ di Madonna.

Il monte Averau -Fonte dolomiti.org

Subito dopo cena mi dedico, prima del riposo, ai miei vari profili social che, un po’ per vezzo e un po’ per lavoro mantengo in vita tutti i giorni.
Vedo che su Messenger mi scrive un amico dalla valle del Tesino congratulandosi con me della mia nuova pubblicazione e ne scaturisce un botta e risposta: come stai? Come va? Tutto bene? ecc ecc

Tanti ricordi che mi fanno sorridere, proprio in questi giorni che lavoro ad un nuovo portale dedicato alle Dolomiti e che mi fa ritrovare immerso quotidianamente in fotografie e testi di luoghi favolosi come le forme coniche del Vajolet o le vette dell’Antelao e del Pelmo per arrivare alle Tre Cime di Lavaredo che mi portano con la mente e con l’anima, lontano a sognare di tempi lontani e di ere geologiche in cui queste vette erano ben altro. Antiche sculture che svettano nel cielo che a tratti potrebbero sembrare artificiali, volute da creature gigantesche, antichi creatori, come possenti monumenti alla loro memoria o civiltà dal tanto che sono perfette, uno scherzo della natura e dell’erosione chiaro, ma è bello sognare di ciò.

Il loro richiamo è potente, i miei ricordi sul passo Sella e sul Pordoi per non parlare della mia Cima d’Asta (che ok non è dolomite ma fa sempre sangue…) sono fortissimi e mi accompagnano in questa serata di fine marzo 2018, anno che forse vedrà una mia presenza in montagna più intensa che in altri anni trascorsi.
Spero di non sbagliarmi perchè per me la montagna è vita, linfa vitale, ossigeno, sangue.

Buona serata a tutti.

Foto di copertina: Val di Funes – Tramonto sulle Odle di Giò

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