“Nonno Egeo” è un racconto coinvolgente, non solo perché è la trasposizione letteraria di una storia vera che restituisce il meritato onore a tutti i nostri soldati nel mondo, ma soprattutto per l’abilità dell’Autore di rendere realistica l’intera vicenda.
Decidere di leggerlo significa dunque essere disposti a farci avvicinare e accarezzare la pelle dal fiume dei ricordi di un uomo, unico superstite di un’avventura senza fine che, in una calda sera di mezza estate, racconta al nipotino una delle pagine più tragiche e dolorose della nostra storia contemporanea.
Accade dunque che in un giorno di agosto, dopo il calar del sole, in un paesino della sponda veronese del lago di Garda, nonno Michele, in famiglia Lino, ed il nipote Sergio, per il nonno “Sergino” si intrattengono nella lettura di un passo dell’Iliade. I luoghi del noto poema epico diventano ben presto l’occasione perché il nonno, sollecitato dalle domande incalzanti del nipote, cominci il racconto delle avventure e disavventure che lo hanno visto impegnato al fronte più o meno negli stessi luoghi della patria di Ettore, Elena ed Achille.
Con grande dovizia di riferimenti storici il racconto si apre nel settembre del 1943 in cui un allora venticinquenne Maresciallo dell’Esercito Italiano della cinquantesima divisione fanteria Regina, Michele Caradonna, si trova a Rodi, isola greca del mare Egeo, arruolato appunto nel contingente italiano.
Scorrendo le pagine del libro si avverte con quanto dolore interiore, ma anche con quanta passione siano stati vissuti quei giorni, quegli eventi, quei singoli frammenti di vita che hanno visto sentimenti d’amore e scene di morte di valorosi soldati intrecciarsi strettamente come nella trama di un tessuto.


Con quanta delicatezza Sergio Calcagnile riesce a rendere vivido e palpabile il sentimento d’amore del Maresciallo nei confronti della bella Gentile, una ragazza allora diciassettenne, alta e bionda che non trova difficoltà alcuna ad insediarsi nel cuore del ragazzo italiano e a diventarne ben presto la regina. Questo amore sbocciato all’improvviso tra i due, ma violentemente interrotto dalle vicende belliche che obbligano il soldato ad un rientro forzato in patria in seguito al crollo dei vertici italiani, diventa l’unica ragione di vita del giovane uomo. Per questo amore e per questa donna egli affronta con grande dignità e grande determinazione la traduzione in patria a bordo del piroscafo “Gaetano Donizetti” con scorta nazista. Per questo amore e per questa donna egli lotta strenuamente contro la morte che sembra volerlo afferrare come gli squali che si avvicinano e si allontano da lui e dai suoi compagni allo stremo delle forze nelle acque del mare Egeo. Per questo amore e per questa donna egli infine vive. Vive per mantenere la promessa di matrimonio fatta alla sua bella Gentile.
Ed è la stessa Gentile, tanti anni dopo e tanta vita dopo, che quella stessa sera di mezza estate, decreta la fine del racconto del nonno Lino. E’ tardi e il bambino deve andare a dormire. Ma il racconto non può terminare il giorno seguente come desiderato dal fanciullo perché troppo forte e troppo cruento… decreta ancora nonna Gentile. Ma continua. Continua anni dopo con un abile stratagemma inventato dal nonno per dare a Sergino la giusta soddisfazione e la giusta ricompensa per tutti quegli anni di attesa. E il tutto si conclude con l’attestazione di amore e di tenerezza dell’ormai adulto Sergio che ha ancora nel cuore le emozioni, le parole e le paure di allora nei confronti di un uomo che tanto gli ha insegnato: “mi insegnò a vedere le cose, nel tempo, sotto diversi punti di vista, sotto molteplici sfaccettature. Ma soprattutto mi insegnò a vivere e ad ascoltare”.
Leggere “Nonno Egeo” a me, personalmente, ha insegnato sicuramente qualcosa dal punto di vista storico, ma soprattutto ha confermato che Sergio Calcagnile ha grandi capacità e grandi doti di scrittore. Ha la peculiarità di rendere fatti, luoghi, situazioni e sentimenti talmente reali che il lettore non può fare altro che parteciparvi in prima persona. Con uno stile lieve ed elegante riesce in definitiva a prendere il lettore per mano e a condurlo al termine della narrazione senza che nemmeno se ne accorga. E a lasciarlo pienamente consapevole di aver letto un libro di qualità.

Articolo di Maria Capatti

SiR J, Nonno Egeo