Pochi giorni fa assieme ad un mio amico e collega ho avuto l’opportunità di incontrare un nuovo giovane talento ferrarese, una ragazza di appena 18 anni, residente in città che si sta apprestando a pubblicare il suo primo romanzo a carattere storico.

Andiamo a sentire cosa ci racconta di lei.

D: Ciao, innanzitutto grazie mille di averci concesso questa intervista. Raccontaci un po’ chi è Micol V.Osti.

R: Ciao! Grazie mille a voi per avermi dato l’opportunità di raccontarvi di me e del mio sogno. Sono nata a Ferrara il 9/9/1999 (data di cui, ad essere sincera, vado molto fiera). Mia madre è italo-danese, infatti sono cresciuta bilingue e mi sono iscritta all’indirizzo linguistico del Liceo L.Ariosto, credendo che avrei imparato altre lingue in uno schiocco di dita (povera ingenua me). Adesso sono all’ultimo anno e il fantasma del vicinissimo esame di stato mi tormenta come una spada di Damocle. Nonostante ciò, continuo a lavorare sulle mie due grandi passioni, la scrittura e il disegno, e sto conducendo la campagna di Crowdfunding mirata alla pubblicazione del mio romanzo d’esordio.

D: Il tuo primo libro, intitolato ‘I DISERTORI – IN BOCCA AL LUPO’ sta per essere dato alle stampe con Bookabook. Svelaci un po’ di cosa si tratta perché abbiamo visto spaziare i suoi personaggi fra la Grande Guerra, la New York degli anni ruggenti e una trama che si tinge di giallo.

R: La storia ha inizio quando i due protagonisti, il tedesco Peter Wolf e l’inglese Atlas Alcott, si incontrano durante la Grande Guerra. I due sono solo due ragazzini, che combattono in trincee opposte l’una all’altra, due nemici insomma. È un assurdo incidente a farli incontrare. Questa casualità li porta a decidere di disertare insieme.
Anni dopo, nella bollente e scintillante New York dei ruggenti anni ’20, Peter e Atlas si sono fatti strada come duo di musicisti. Sono però rimasti imprigionati in quell’intrigo d’illegalità che domina gli anni del proibizionismo. Della trama non vi svelo di più…vi spiego solo che il romanzo prende le sembianze di un giallo perché il filo conduttore della storia è una doppia indagine, quella poliziesca -in cui i due ragazzi si ritrovano invischiati a causa del conflitto tra polizia e criminalità- e quella del mistero che più mi fa girare la testa: la natura umana.

D: Una trama davvero molto avvincente, ma ora ti chiediamo di svelarci un tuo segreto. Hai ‘solo’ 18 anni, sei giovanissima dunque. Come ti è nata la vena creativa?

R: Fin da quando ero piccola la mia immaginazione ha sempre corso moltissimo. Pensate che, all’ora di andare a dormire, mi facevo rimboccare le coperte, chiudevo gli occhi e, anziché addormentarmi subito, mi mettevo a raccontarmi mentalmente una storia “a puntate”, fino a quando il sonno non prendeva il controllo e i personaggi costruiti dalla mia testolina non si mescolavano ai colori dei sogni notturni. La sera dopo, breve riassunto dell’episodio precedente e via a raccontare il seguito. Insomma, mi è sempre piaciuto giocare con la mia immaginazione e ad un certo punto mi sono resa conto che sentivo come direttiva il fatto di trasmettere le mie invenzioni agli altri. I miei film mentali a puntate si sono trasformati in una vera pianificazione di scene che poi andavo a scrivere. A 15 anni ho cominciato a lavorare seriamente sulla scrittura del mio primo libro. Del resto, se ci si pensa bene, cos’è un libro o un film se non una grande casa delle bambole, un gioco, che viene preso sul serio?

D: Il tuo libro d’esordio sta per essere pubblicato dalla casa editrice Bookabook, che si basa sul crowdfunding. Puoi spiegarci come funziona questo sistema e come possiamo sostenerti?

R: La casa editrice Bookabook si basa appunto sul crowdfunding, una sorta di raccolta fondi mirata a costruire un pubblico attorno ad un autore e al suo libro prima della pubblicazione. Affinché il libro venga pubblicato devo raggiungere l’obiettivo di minimo 200 preordini in sei mesi. Adesso mi mancano una ventina di copie e un mesetto di tempo, quindi spero di farcela! Se riuscirò addirittura a raggiungere il secondo obbiettivo (350 copie vendute) la visibilità del libro verrà curata da un ufficio stampa e un promotore professionale proporrà il romanzo ai librai. Il crowdfunding è secondo me un sistema molto utile, soprattutto per una esordiente come me (per uno scrittore non conosciuto è una gara assai dura riuscire ad emergere); è inoltre emozionante perché fa sì che un lettore possa incidere sul futuro di un scrittore, che possa un giorno indicare un libro in libreria e dire «Hey! E’ anche merito mio se questo libro è arrivato qui!» A proposito…se vorrete sostenere il mio sogno, potete pre-ordinare il mio romanzo sul sito di Bookabook, in formato cartaceo o e-book. Avrete la mia eterna gratitudine! E fate tanto passaparola! E’ la vera chiave di un crowdfunding.

D: Alcott e Wolf, i personaggi principali del tuo racconto sono due ‘araldi’ di una guerra che massacrò intere generazioni di giovani europei. Che messaggio vorresti trasmettere ai tuoi coetanei in quest’anno nel quale cade il centenario del termine della Prima Guerra Mondiale?

R: Ho scelto come miei protagonisti due ragazzi che sono stati forgiati dalla fucina della Grande Guerra, innanzitutto perché credo che sia molto difficile -per noi che in Occidente viviamo in una condizione di sicurezza, lontana dai disagi della guerra- immaginarci realmente cosa voglia dire passare quel tipo d’inferno, che eppure in altri parti del mondo divampa ancora oggi. In particolare credo che per quelli della mia età sia davvero impossibile concepire di trovarsi nella situazione di tutti quei giovani ragazzi che, appena diciottenni, furono costretti a vivere quell’incubo. Io sono una convinta pacifista e col mio romanzo volevo trasmettere l’assurdità della guerra, che oggi giorno noi percepiamo come così distante da non preoccuparci nemmeno di quelle che vengono combattute attorno a noi o addirittura di quelle sociali che stiamo alimentando. Volevo inoltre far riflettere sulle conseguenze della Grande Guerra. Per quanto questa sia lo sfondo di solo pochi capitoli del libro, il suo fantasma perseguiterà i protagonisti per tutta la loro storia, attraverso vari problemi, tra cui il reinserimento sociale dei reduci, la diserzione e in particolare i disturbi post traumatici da stress. “I DISERTORI” ha come obiettivo un’indagine su un tema probabilmente fin troppo indagato, il tema morale del bene e del male, la ricerca del limite tra i due. Credo che analizzare i tempi di guerra, tempi in cui l’assassinio di un altro uomo viene ricompensato con una medaglia, sia di vitale importanza per cercare di capire la natura umana, il confine tra la giustizia e l’ingiustizia.

D: Dicci un po’ come ci si sente ad essere una giovane scrittrice in una città come Ferrara.

R: In generale, ad essere una giovane scrittrice ci si sente un po’ sperduti. Devo ammettere che, una volta finito di scrivere il mio romanzo, credevo che pubblicare sarebbe stato abbastanza facile. Ma mi sono ricreduta quando ho intrapreso l’odissea alla ricerca di una casa editrice. In una società così massificata in cui l’arte è spesso solo una merce, il mondo dell’editoria è una vera giungla, in cui vince davvero il più forte -o quello con più conoscenze-. Come se non bastasse, il fatto di essere “piccolina” non ha migliorato la mia situazione. Alla mia età è difficile farsi prendere sul serio quando si presenta un progetto così ambizioso. Quando timidamente dici di aver scritto un libro il sorriso che ricevi è più meno lo stesso che si tinge sulle labbra di un adulto quando un bambino di 6 anni annuncia di voler fare l’astronauta da grande. Devo però dire che per fortuna sono una giovane scrittrice di Ferrara, una città culturalmente molto attiva e con una storia artistica molto affascinante, che mi ha dato l’opportunità di incontrare tante persone interessate al mio progetto che si sono lasciate coinvolgere dal mio sogno, come voi!

D: Come mai un’opera così articolata che parla di vicende così particolari?

R: Il motore dell’invenzione di questa storia è stata la testimonianza di un ex criminale di mafia -ora riscattatosi- che sentii nell’ormai lontano 2014, in un’assemblea scolastica di cui lui era l’ospite. Le sue parole misero in moto nella mia testa una serie di ingranaggi o, come direbbe Hercules Poirot, colpirono le mie celluline grigie. Come fa un uomo a trasformarsi in un cattivo? Come fa un cattivo a trasformarsi in un buono? Dovevo capirlo, o gli ingranaggi della mia testa non mi avrebbero lasciato in pace. Per questo ho sviluppato una storia con cui analizzare il conflitto tra il bene e il male, dentro ad una società, ma in particolare dentro al cuore di una persona.

D: Quanto è importante il supporto della tua famiglia per questa tua passione che può diventare un vero e proprio lavoro?

R: E’ stato davvero importante. Io di mio carattere sono una persona molto determinata. Quando mi pongo un obiettivo non mollo finché non ce l’ho fatta. Ma il cammino verso la pubblicazione è stato davvero molto difficile e a tratti sconfortante. Il loro costante supporto è stato il mio carburante. Come ho già detto, avere fiducia da parte degli adulti è stato per me spesso difficile, ma i miei genitori hanno creduto in me dal primo momento, perché capivano quanto fosse serio il mio sogno. Inoltre devo ringraziare la mia famiglia per la mia passione per la storia. E’ stata mia nonna materna ad iniziarmi alla curiosità per la storia. Grazie a lei da piccola -prima di scoprire la mia vena creativa- sognavo di diventare un’archeologa. Lei purtroppo non c’è più da molti anni, ma i miei genitori -che condividono la mia passione- hanno continuato ad alimentare il mio piacere per la storia.

D: I disegni del libro sono tuoi. Hai in progetto anche un romanzo a fumetti per il futuro? Sappiamo che sei una grande ammiratrice di Zerocalcare.

R: Zerocalcare è a parer mio un artista geniale, talmente bravo a trasmettere tematiche e riflessioni profonde attraverso il suo umorismo. Ammiro tutti i suoi fumetti, ma in particolare vorrei che tutti leggessero “Kobane Calling”, un libro capace secondo me di far capire a noi sereni europei la drammatica situazione del Vicino Oriente meglio di molti servizi del telegiornale. Oltre a lui, Hergé, Juanjo Guarnido e Leo Ortolani sono solo pochi dei nomi dei fumettisti che riguardo come sorte di divinità e da cui mi sono spesso lasciata ispirare. Ho iniziato ad amare il disegno molto prima di scoprire la scrittura. Pensate che i personaggi del mio libro sono nati prima come risultato di tratti di una matita su un foglio di carta, che come parole! “Progetto” è una parola molto grossa, però parlerei di sicuro di sogno. Lavorare ad una storia nel formato di un fumetto mi piacerebbe davvero molto, ma -avendo sempre disegnato come hobby, a livello amatoriale- mi rendo conto di non avere decisamente le capacità per un progetto del genere al momento. Ma chi lo sa, magari in un futuro…

D: Quanto influisce, nella creazione delle tue opere, vista l’ambientazione “internazionale” de I Disertori, la tua “parte danese”?

R: Devo ammettere che all’interno della storia de “I DISERTORI” nessun danese o riferimento alla Danimarca ha ancora fatto la sua apparizione, mentre al contrario italiani e italoamericani popolano tantissimo la trama. Forse ho un po’ tradito le mie origini danesi… Però in generale credo che il fatto di non essere solamente italiana traspaia molto, appunto dall’“internazionalità” dei personaggi e dalla mia voglia di rappresentare diverse culture e ambientazioni. Ho voluto usare il periodo della Grande Guerra anche per rappresentare l’assurdità di un odio motivato semplicemente dalla nazionalità.

D: Sappiamo che “I Disertori -In bocca al lupo” è il primo capitolo di una storia ben più ampia. Stai già lavorando alla stesura del secondo romanzo?

R: “I DISERTORI” è in realtà un progetto piuttosto ambizioso. E’ pensato per essere una quadrilogia di romanzi crime. Siamo vicini alla pubblicazione del primo capitolo della storia, sottotitolata “In bocca al lupo”. Il secondo romanzo, “I DISERTORI -Cane non mangia cane-” è anche lui già pronto per la pubblicazione (anche se ci vorrà un bel po’ di tempo, temo). Mentre gli ultimi due capitoli – “La curiosità uccise il gatto” e “Crepi il lupo” – sono in fase di progettazione. Spero davvero che un giorno riuscirò a pubblicare tutti i romanzi di questa storia!

D: Hai pensato di ambientare a Ferrara qualche tua opera? Se sì, sarà sempre in chiave giallo/storica?

R: A dire il vero, tra i mille progetti costruiti nella mia testa, non mi era ancora venuto in mente di ambientarne uno a Ferrara, probabilmente perché preferisco sempre viaggiare con la fantasia, allontanarmi con le mie storie dalla mia vita reale ed evitare tutto ciò che può avere una parvenza di autobiografico. Però credo di doverlo alla mia città. Ferrara è dove sono nata e cresciuta. Per quanto io ami viaggiare e senta un po’ il richiamo della Danimarca, per qualche ragione mi sento così attaccata a Ferrara da non provare la solita spinta ad andarmene. Dunque in un futuro spero di essere ispirata a scrivere un libro ambientato a Ferrara. Non credo un giallo, ma sfrutterei sicuramente l’interessantissima storia della città.

Per aiutare questa giovane autrice a raggiungere il suo obbiettivo e cioè la pubblicazione di questo interessantissimo testo occorrerà preordinarlo a questo link: https://bookabook.it/libri/disertori-bocca-al-lupo/ noi la nostra copia l’abbiamo già ordinata e voi che aspettate?

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