A cura di Maria Capatti

Ho cominciato la lettura del libro con grande curiosità e sono rimasta sinceramente affascinata dallo stile evidentemente educato alla scrittura e dall’intreccio degno dei più abili autori, tanto che, in un commento finale all’amico comune Simone Zagagnoni, ho definito il romanzo semplicemente “meraviglioso”. Con questa prima grandissima opera dunque, la giovane scrittrice ferrarese Micol Osti esordisce e ci regala una storia appassionante e ricca di colpi di scena. Dipinti sublimi che nascondono porte segrete, soldati che si inseguono per uccidersi, ma che poi non lo fanno, granate provvidenziali, un’idea folle, un violino, una tromba ed un pianoforte, un tremendo ed inconfessabile segreto troppo a lungo celato. Questi sono solo alcuni degli ingredienti che con magistrale perizia l’Autrice utilizza per creare un intreccio carico di suspense che tiene il lettore incollato al libro dalla prima all’ultima pagina. Leggiamo dunque scene di guerra vivide e talmente realistiche che denotano una grande conoscenza delle vicende realmente accadute durante la Grande Guerra. Le descrizioni degli efferati omicidi che si verificano nel corso della vicenda ci fanno solo vagamente immaginare tutta la letteratura che nel corso dei suoi anni di formazione la giovanissima Autrice abbia letto e assimilato per prepararsi al suo debutto come scrittrice.

Ma quello che iniziamo ad amare appena intrapresa la lettura è, in ultima analisi, il profondo legame tra due giovani combattenti che divengono fin dall’inizio i protagonisti del romanzo.
Atlas Alcott e Peter Wolf, rispettivamente inglese e tedesco, sono soldati che si trovano coinvolti in guerra per motivi diversi, ma in fondo simili. Atlas appena diciottenne per sostituire in qualche modo in fratello Jonathan “coraggiosamente caduto in guerra”. Peter quindicenne arruolato volontario per sfuggire alle continue botte, umiliazioni e violenze psicologiche e fisiche da parte del padre. Quando si trovano uno di fronte all’altro per la prima volta invece di spararsi a vicenda si studiano, non si fidano, ma poi si guardano profondamente negli occhi e realizzano che l’avversario non è un nemico da uccidere, un animale da abbattere, ma una persona, un ragazzo, anzi, un ragazzino. Da questa rivelazione nasce un’amicizia senza pari che li porta a condividere pane ed acqua in un momento di pericolosa disavventura da cui riescono ad uscire insieme vincitori e che poi li accompagna per mille avventure lungo tutto il corso del romanzo. Li viviamo a Brooklyn, patria del jazz. E del suo “capo” ufficioso, Francis ‘ Frank’ De Latini, un gangster senza scrupoli che mette a ferro e fuoco l’intero quartiere rendendo artificialmente legale tutto ciò che il proibizionismo nega.
La vicenda si traferisce dunque nella New York dei ruggenti anni Venti in cui l’arte, la musica, la letteratura, ma anche l’alcool scorrono nelle vene della città.
E da qui, altri colpi di scena degni dell’autore più esperto ci incollano alle pagine in un crescendo di curiosità per le vicende di un giustiziere mascherato che si aggira per la città mietendo vittime, di coloro che partecipano a riunioni segrete in un sotterraneo di lusso, di un ispettore di polizia che molto velocemente svela un mistero e pronuncia, sul finire del romanzo, la frase contenuta nel titolo: “In bocca al lupo”… prodromo forse di altre appassionanti avventure? Chissà!
E’ lo stesso libro che chiede di essere letto velocemente, vuoi per lo slang giovanile che fa sorridere, vuoi per l’incalzare della trama, vuoi per gli aneddoti storici che vi si apprendono.
E’ un libro altresì ricco di spunti di riflessione su argomenti pregnanti come quello della guerra. Il pensiero dell’Autrice emerge chiaro attraverso le parole di Peter: “La guerra è ridicola. Non ne capisci il senso perché non ne ha”. […] “ E’ uno spreco di vite umane. E’ un gioco come quello che fanno i bambini. Solo più in grande”.
Consiglio vivamente la lettura del romanzo a chi legge.
Consiglio vivamente la lettura del romanzo a chi scrive. Io stessa ho ancora tantissimo da imparare da un’abile scrittrice di soli 18 anni!

M.C.

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Nato a Ferrara nel 1976, da sempre appassionato di storia antica, storia medievale, tradizioni, miti e leggende, ha scritto diversi libri di poesia, saggistica e narrativa.

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