Vicende picene tratte da testi di storici antichi a cura di Nazzareno Graziosi

Nota del Direttore: diamo spazio a questa ricerca in quanto è la testimonianza che i Salii, prima dei Romani, dal “Piceno”, si erano espansi non militarmente ma commercialmente su di un vasto territorio.

Troppo spesso, con estrema saccenteria, si dichiara inattendibile l’autore che riporta notizie contrastanti con le opinioni correnti. Ancor meno riesco a tollerare l’asserzione: “Non ci sono prove”. Prove che spesso il tempo nasconde e più spesso “per caso” scompaiono. Napoleone, nella campagna d’Italia, fu molto ghiotto di pergamene e di manoscritti. Il suo esercito non era da meno; anche se preferiva prodotti più facilmente commercializzabili. Si reputa utile e opportuno fare una breve sintesi di alcuni dati riferiti da storici di varie epoche (sperando che non siano tutti… inattendibili!) al fine di proporne una lettura coordinata, razionale e non preconcetta. I Sali, per i più preparati, erano i dodici custodi degli ancili sacri. Invece erano popoli, molto antichi e temuti. Non sono riuscito a trovare un testo che parli della loro origine. Resto comunque della convinzione che:

1 – non a caso ci sono tre vie Salarie nelle Marche e molti diverticoli nel reatino;

2 – non può essere una coincidenza il fatto che le Tavole Igubine descrivano dettagliatamente i riti dei Sali, compreso l’Armilustrium (la purificazione delle armi). Sembrano due prove della presenza di questo popolo. Impensabile avere la certezza della genesi e di tutti gli spostamenti avvenuti nella notte dei tempi per condizioni climatiche, guerre, carestie, cataclismi, espansionismi et cetera. Ci contentiamo di quanto rinvenibile in alcuni antichi testi; riportandone le sole parti salienti, intercalate da punti di sospensione e con le note in corsivo. Si riportano anche i refusi tipografici; si sono solo inserite le “s” (invece del simbolo “f”) dove necessario.

Tito Livio

Tito Livio Ab Urbe Condida l. V° p 34:

“De transitu in Italiam Gallorum haec accepimus: Prisco Tarquinio Romae regnante,…”

Durante il regno di Tarquinio Prisco (33677 – 3405 del mondo o 136 -174 di Roma vedi “Roma antica… vari autori 1765”) a Roma, i Celti… si trovavano sotto il dominio dei Biturigi i quali fornivano il re al popolo… In quel tempo il re era Ambigato, potentissimo per valore e ricchezza… la Gallia raggiunse un’abbondanza agricola e di popolosità da renderla difficilmente governabile. Ambigato, avanti negli anni, inviò Belloveso e Segoveso, figli di sua sorella, a trovare nuove sedi, con uomini di varie tribù, in maniera che nessuna tribù potesse impedir loro di stanziarsi nel luogo prescelto. Gli dei concessero la strada verso l’Italia a Belloveso, il quale prese con sé gli uomini tra Biturigi, Arverni, Senoni, Edui, Ambarri, Carnuti e Aulerci… con moltissimi fanti e cavalieri ed entrò nel territorio dei Tricastini. Là si trovaro di fronte le Alpi invalicabili, visto che fino ad allora non c’erano valichi stando almeno alla tradizione storica e se non si vuole credere alle leggende relative alle imprese di Ercole(1). Là, i Galli, vennero trattenuti perché arrivò la notizia che degli stranieri alla ricerca di terre erano stati attaccati dai Salluvi (quaerentes agrum ab Saluum gente oppugnari)… I Galli allora, ritenendolo un buon auspicio per il proprio futuro, li aiutarono, senza trovare resistenza nei Salluvi (locum patientibus Saluis – Salvi in alcune traduzioni – communirent)… Attraversarono quindi il territorio dei Taurini e valicarono le Alpi nella zona della Dora. Poi, dopo aver sbaragliato in campo aperto gli Etruschi non lontano dal fiume Ticino,… considerarono questa coincidenza un segno beneaugurale del destino e fondarono in quel luogo una città che chiamarono Mediolano.

Nota

(1)Virgilio però crede alla leggenda di Ercole infatti si legge nell’Eneide libro 8 VV. 280-305: Ormai i sacerdoti e per primo Potizio procedevano cinti di pelli secondo tradizione, e portavano fiaccole. Preparano banchetti e portano i graditi doni della seconda mensa e ricoprono gli altari  di  piatti ricolmi. Allora  si presentano i Salii, cinte le tempia di rami di pioppo, per i canti attorno agli altari accesi,… e col canto ricordano le lodi di Ercole e le azioni (fatiche) … Salve, vera prole di Giove, aggiunto onore agli dei, propizio con piede benigno visita noi ed i tuoi riti… Risuona di strepito tutto il bosco ed i colli sussultano.

Strabone

Strabone – Della Geografia – Ambrosoli volume 2° 1832 edizioni Molina Milano pag 385:

Però Sestio dopo avere abbattuti i Salii, fondò, non molto discosto da Marsiglia una città (Aix )… ma presso a Marsiglia, dov’è occupato dai Salii s’apre uno spazio piano di mediocre grandezza: nel resto… si viene sempre più restringendo fra le montagne ed il mare… Questi luoghi sono occupati nel principio dai Salii, e nell’estremità poi da Liguri confinanti coll’Italia,… fra l’Alpi ed il Rodano sino al fiume Druenza, trova i Salii lungo uno spazio di circa cinquecento stadii. Abitano poi i Salii in quei luoghi così le pianure come le montagne… lunghissimo tempo superiori all’altre nel commercio. I Volci pertanto abitano vicino al fiume Rodano, avendo rimpetto a sé nella riva opposta i Salii e i Cavari,… Di quivi poi fino a Marsiglia, ed anche un poco più oltre si stende la nazione dei Salii, i quali abitano le Alpi imminenti alla spiaggia, e alcune parti eziandio della spiaggia stessa promiscuamente cogli Elleni. Gli antichi Greci diedero a questi Salii il nome di Liguri, e Ligustica dissero quella regione ch’è occupata dai Marsigliesi. Dissero poi Celto liguri i popoli che vengono appresso, ai quali assegnarono tutto il paese fino alla Druenza ed al Rodano.

Francesco Saverio Altamura, Ritratto di Carlo Troya

Carlo Troya – Storia D’Italia – vol 1° parte 1-1839 Tasso Napoli:

pag 113 – A Romolo seguitò Numa… discepolo di Pitagora; opinione combattuta da Polibio. Numa propagò i riti delle religioni italiche; amico de’ ritmi e delle danze de’Salj… cercò di trasferire nel suo popolo quanto v’era d’istituti civili a que’ tempi.

pag 174 – XIV … dopo Belloveso ed Elitovio… i Salj, che Livio numerava fra Galli e che altri ascrivono a Liguri Salluvj, passarono le Alpi e posero in fuga l’antica gente dei Liguri Levi e Marici, fondatori di Pavia. Da Salj o Salluvj nacque Vercelli.

pag 282… Con assidua guerra i Salj vessavano Marsiglia, fiorentissima città e amicissima del popolo romano… fu spedito Marco Fulvio (non vinse ma ottenne il trionfo) come primo Romano passato con l’esercito di là dalle Alpi. Caio Sestio gli succedè, inimico de’ Salj… in un  luogo dov’era dovizia di calde fonti e di fresche acque ivi Sestio fabbricò la città di Aix,… Teutomalio, re de’ Salj, si riparò presso gli Allobrogi. Sestio affrancò (rese liberi e non soggetti al fisco: per Roma era una prassi, sopravvissuta a lungo! fu una delle cause della caduta) 900 soldati di Teutomalias: per arrivare a “franchi teutoni” il passo dovrebbe essere breve.

Guarnacci – Origini Italiche 1767 Venturini Lucca

Non solo i Saturnali sono prima di Roma; ma anco i Salj e le feste Saliari; anzi in queste feste Saliari s’invocava Giano, come Tertulliano e Zeffirino suo Parafraste asseriscono e il Rosino ferma con altre autorità che in queste feste Saliari, e nei versi, che in quelle si cantavano, s’invocava Giano, come Dio degli Dei… Né è vero, che Romolo, o Numa1 le abbiano istituite in Roma, come parrebbe leggendo a prima vista, e Dionisio, e Livio, e Plutarco; perché intendono, e nel di loro giusto linguaggio dicono, che Romolo, e Numa le introdussero, e le propagarono, anсо in Roma; ma le presero di fuora, e già vi erano in Italia da tempi antichissimi; e basta Virgilio che dice, che nei Ludi, che diede Evandro ad Enea, vi erano questi Sacerdoti Sali… leggiamo nelle Tavole Eugubine commemorati, e scritti, e i fratelli Arvali, e i Salj, e i Pontefîci, ed espressamente i Cabirj.

Nota

1 – secondo i testi latini (relativi ai 12  Sacerdoti Sali) “Numa Pompilio (37/ 80 di R.) legit”: li scelse, li elesse, evidentemente tra i numerosi componenti di un popolo.

Nelle Tavole Iguvine si ringrazia Tito Tazio (coevo di Romolo) per aver codificato il Rito. Anche per ciò i Sali e le loro feste vanno riportate a periodi antecedenti Roma.

Carlo Saraceni

Carlo Saraceni – De’ fatti d’Arme famosi – 1600 Zanato Venezia:

Fatto d’arme terrestre tra Lucio Scipione Aſricano, & Antioco Re della Soria, a Magnesia l’anno 3779 (del Mondo). Nello stesso volume si riporta anche: Fatti d’arme tre terrestri di Caio Sestio (console 124 aC) Proconsolo, di Gneo Domitio Enobarbo Proconsolo, e di Quinto Fabio Massimo, contra i Salij, contra gli Allobrogi, e contra il Re Bituito negli anni del Mondo 3846, 3847, e 3848, a Marsiglia, a Vindalio, & al fiume Isara e conferma Teutomaglio Re dei Salij. Correvano allora i giorni ne’quali si celebrava in Roma la festa degli ancili, certi piccioli scudi sacri così nomati, che portavano in quella publica solennità per Roma i Salij sacerdoti di Marte; nei quali giorni cattivo augurio si riputava il far viaggio (Le feste dei Sali erano credute giorni infausti). Per certa religione: dunque fece Publio Scipione Africano, che appunto era uno de i Salij; e con esemplar carità si verso la patria, come verso il fratello,… in quella guerra contra Antioco Legato del fratello, sebbene più attempato, e più invecchiato nella professione dell’armi di lui fosse; fermare l’esercito buona parte dell’estate egli per maggior divozione se ne stette dall’essercito alquanto ritirato e allontanato…

Anche grandi, famosi e nobili generali si gloriavano di essere Sali.

(continua)

FONTE: Larucola.org

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