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Un dettaglio di San Luca

Domenica soleggiata e calda. Già da questa mattina, il cielo azzurro anche se un po’ velato fra scie di aerei e qualche cirro prometteva bene come da previsioni meteo.
Chiamo l’amico Paolo per sapere se oggi, come pensato da giorni, saremo andati a Bologna a fare un giro.
Visto il tempo, siamo rimasti daccordo di partire da Ferrara alle 13 e così è stato.
Senza intoppi raggiungiamo l’autostrada e poi il nostro capoluogo di regione.
Il giorno prima eravamo indecisi se andare in auto o in treno, questo dipendeva dalla destinazione, se era il centro città, meglio il treno, se la collina invece era meglio l’auto, il tutto per l’incubo di riuscire a trovare un parcheggio in città.

Decidiamo che la prima tappa sarebbe stata il Santuario di San Luca, sul Colle della Guardia, poco sopra Bologna, quindi collina.
Troviamo il posto per lasciare l’auto poco distante dal complesso religioso verso il quale ci dirigiamo immediatamente; erano anni che non lo visitavamo e abbiamo colto l’oocasione per scattare qualche foto.
L’edificio attuale sorgerebbe laddove Angelica Bonfantini, dopo essersi ritirata a vita eremitica proprio la sul Monte della Guardia dal luglio del 1192, fece costruire un edificio sacro la cui prima pietra, portata direttamente da papa Celestino III da Roma, fu posata il 25 maggio del 1194.

Angelica morì attorno al 1244 e il cardinale Ottaviano Ubaldini affidò la gestione della chiesa ad alcune monache agostiniane arrivate dall’eremo di Ronzano, fra cui suor Balena, suor Dona e suor Marina.
Passarono i secoli e il santuario vide una lenta ed inesorabile decadenza seguita dalla rinascita che iniziò a seguito del ‘miracolo della pioggia’ del 5 luglio 1433 quando un lungo periodo di intense pioggie stava rovinando i raccolti; perturbazioni che cessarono immediatamente quando venne portata l’icona raffigurante una Madonna col Bambino tutt’oggi conservata e venerata nel complesso religioso.

Nel periodo in cui l’immagine sacra rimase in città, venne curata e custodita dalla Compagnia di Santa Maria della Morte, furono raccolte numerose donazioni ed offerte da parte di privati cittadini e pellegrini che permisero il rinnovo dell’edificio nel 1481.
Nel primo ventennio del ‘600 lo stabile subì nuovi ed importanti rimaneggiamenti come il rifacimento del campanile.
L’aspetto attuale è frutto di un intervento radicale subito nel ‘700 su guida di Carlo Francesco Dotti.
Nel 1874 poi, il santuario di San Luca venne dichiarato monumento nazionale e gli fu attribuita la dignità di basilica minore da papa Pio X nel 1907.

C’era tanta gente a godere della giornata primaverile di oggi, moltisismi giovani richiamati dalla bellezza ed amenità di quel luogo, chi faceva foto, chi portava a spasso la propria piccolina, chi invece visitava salendo dal porticato di 666 archi il santuario come fosse un pellegrino.

Terminata la nostra visita ed acquistate un po di cartoline fotografiche e libri per ricordo, abbiamo raggiunto l’autovettura di Paolo per poi decidere la sorte, trovare parcheggio in città.
Memore di precedenti giri, il mio compare trova un parcheggio in zona Rizzoli e da li, attraverso via d’Azeglio raggiungiamo in pochi minuti piazza Maggiore che ci si presenta meravigliosamente affollata con tutti i suoi grandiosi monumenti che la fanno grande come cantava Lucio Dalla.

Un primo passaggio in san Petronio quando si viene a Bologna è sempre d’obbligo, solo la dentro si può gustare quel senso di grandezza e di silenzio senza dover andare a san Pietro nella capitale.
Io di quella chiesa adoro le quattro croci del primitivo ‘recinto sacro’.

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La Basilica di S. Petronio custodisce appunto il più antico o uno dei più antichi simboli della fede cristiana in Bologna. Questi sono rappresentati dalle storiche “c” che, secondo la tradizione, furono poste su antiche colonne di epoca romana da s. Ambrogio o s. Petronio fra il IV e il V secolo, appena fuori dalle porte della prima cerchia di mura di selenite, a spirituale difesa della Città. Le Croci, in seguito racchiuse in piccole cappelle e assai venerate da generazioni di bolognesi, furono trasferite nel 1798, unitamente alle preziose reliquie rinvenute ai piedi delle colonne, all’interno della Basilica lungo le pareti delle navate laterali, rispettando l’originaria collocazione che avevano nel piccolo tessuto urbano della città. Le croci ora visibili non sono quelle dell’epoca petroniana: furono rinnovate nel corso dei secoli e le attuali risalgono ad un periodo compreso fra i secoli X e XII.

Entrando in Basilica, a sinistra, si trova la Croce dei Santi Apostoli ed Evangelisti (rinnovata nel 1159, era collocata a metà dell’attuale via Rizzoli). Di fronte vi è la Croce dei Santi Martiri (era collocata a metà dell’attuale via Monte Grappa). In corrispondenza dell’Altare Maggiore si trovano la Croce delle Sante Vergini (era collocata all’incrocio dell’attuale via Farini con via Castiglione) e, di fronte, la Croce di tutti i Santi (era collocata alla confluenza delle attuali via Carbonesi e via Barberia). Sopra la Croce dei Santi Martiri vi è una grande lapide in marmo, che ricorda la loro antica originaria collocazione nella città e il trasferimento in Basilica per interessamento dell’Arcivescovo di quel tempo, Card. Andrea Gioannetti, mentre nei luoghi della città ove si trovavano precedentemente vi sono altrettante lapidi, poste a cura del Comitato per Bologna storica e artistica nel 1999.

Era tempo di fare una pausa gastronomica, era ora di fermarsi un attimo e di godersi quel bel pomeriggio fra amici in cui si era deciso di partire e non porsi il problema di quando tornare e quindi, di non guardare l’orologio.

Compianto di Niccolò dell'Arca
Compianto di Niccolò dell’Arca

Ma prima una rapida occhiata (eravamo li davanti!) al Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca nella chiesa di Santa Maria della Vita (sec. XVII) in via Clavature.
L’opera in terracotta, fu realizzata fra il 1463 ed il 1490 dall’artista che si ispirò ad alcune pitture del nostro pittore ferrarese Ercole de’Roberti, le quali erano nella Cappella Garganelli della cattedrale di San Pietro di Bologna, opere oggi purtroppo andate perdute.

Veramente impressionante l’espressività dei volti delle due Marie, i loro volti urlanti e le vesti, gonfie al vento immaginario che si proietta nella fantasia dell’osservatore.
Uniche in tutta l’Italia per la loro drammaticità.

Usciti da li, ci siamo diretti davvero a rifocillarci bevendo e mangiando qualcosa.
Dopo questa via di mezzo fra aperitivo e cena l’amico voleva mostrarmi la basilica di san Domenico dove ho scoperto essere inumato il fondatore dello stesso ordine, Domenico di Guzmán (Caleruega, 1170 – Bologna, 6 agosto 1221).

La Basilica di San Domenico
La Basilica di San Domenico

Domenico di Guzmán, Domingo o Domínico in spagnolo (Caleruega, 1170 – Bologna, 6 agosto 1221), fu il fondatore dell’Ordine dei Frati Predicatori ed è stato proclamato santo nel 1234.
Al nostro arrivo ci accoglie una funzione religiosa, seguita da pochissimi fedeli, ma la fortuna di questo momento è stata il trovare i monaci in preghiera, durante la quale si prodigavano in meravigliosi canti gregoriani.
Siamo rimasti fino al termine di questo spettacolo che ci ha catapultati nel 1200 in pochi istanti con cuore e mente per poi abbandonare il tempio e tornare verso la zona della piazza, fare un bagno di folla mentre tornavamo poi, alla nostra autovettura.

Una bella domenica, bologna è sempre nuova, ogni volte che ci torni è in grado di donarti nuove emozioni, esperienze, percorsi e ci si può andare anche soltanto per una passeggiata, del resto, dista a una quarantina di chiolmetri da Ferrara e per noi è vicina ed economica anche da raggiungere in treno.
Devo tornarci presto.

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