Siamo appena alla metà del primo mese e capisci già che l’anno sarà con buona probabilità irto e pieno di ostacoli, più che mai per questo mondo malato.
Il mio 2018 inizia con un brutto raffreddore che mi costringe a letto fra centinaia di dolorosi e fastidiosi colpi di tosse che mi indolenziscono i muscoli addominali, forse pensai, che fosse una forma di ‘catarsi’ del mio fisico che si stava preparando per una serie di nuovissime sfide, del resto mi lascio alle spalle l’anno in cui mia madre mi ha lasciato, quindi è un po’ come voltare pagina e ricominciare.

Il primo giorno in cui sono tornato in ufficio poi, per riprendere il lavoro e la vita normale di tutti i giorni, prima di chiudere tutto e ritornarmene a casa per cena, ho letto un post di una ragazza che è nei miei contatti e nel quale scriveva una coa tipo: Arrivederci Dolores.

Il mio quinto senso e mezzo mi ha subito suggerito all’orecchio: ‘Dolore O’Riordan’ e ho immediatamente aperto Google per fare una ricerca.
Ho impiegato pochi istanti per capire che era proprio lei ad essersene andata a soli 46 ann.

Mi sono subito volati davanti i miei anni di adolescenza, gli anni delle scoperte, della crescita, degli amori, quelli importanti e lei, assieme alla sua band famosissima, i Cranberries, come colonna sonora in molti dei momenti di quel periodo così lungo ed intenso.
Le sue canzoni più rock come ‘Zombie’ erano nelle mie orecchie e nella mia anima quando giravo in bicicletta nelle campagne ferraresi durante le mie numerose esplorazioni perchè il loro genere aveva qualcosa di mistico, qualcosa di molto ‘Irish’ (in effetti irlandese era Dolores…) che si rifletteva in quei verdi e sterminati campi del nostro contado.

Altre loro canzoni come ‘Dreams’ erano la colonna sonora dei miei pensieri quando una qualche fanciulla prendeva il mio cuore, ore e ore ad ascoltare questa canzone per cercare di tenere vivo quel sentimento che batteva nel mio petto ed era caccia su Video Music (Poi diventata MTV) ai loro video ed eccola li con il suo caschetto, gli occhi chiari, le labbra sottili e quella voce assolutamente indimenticabile ed era subito magia.

Tutti ci siamo innamorati o di un attore o di u attrice o di cantanti, forse il mio amore segreto ed irraggiungibile di allora era proprio lei che assieme alla sua band irlandese portava nella mia disastrata vita un tocco di colore, un poco di verde e quella sensazione di libertà che solo le sconfinate prateria di erica irlandesi ti possono dare.

Trovai poi nei primi anni novanta l’indirizzo del suo studio e le scrissi, in italiano perchè allora non sapevo l’inglese come oggi; gli scrissi che la loro musica era molto per me, come detto poche righe sopra, nella lettera misi anche che nutrivo molta ammirazione (si dice così…) per lei e che speravo in una loro risposta.
Passa un mese ed un giorno mi trovo una lettera in buchetta, prima di aprirla leggo il mittente, una sigla, con indirizzo di Dublino, il timbro irlandese….era una lettera di Dolores!
Una volta aperta cercai di capire cosa c’era scritto ma non sapendo la lingua mi recai da un amico più grande di me che la sapeva molto bene.
Nella lettera c’era scritto che mi ringraziava per le mie belle parole e che il fatto che la loro musica fosse così speciale per me (come per tanti altri fan…) era il motivo che la spronava e la stimolava a fare sempre brani nuovi.
Nella missiva, mi chiedeva anche di mandarle una foto delle campagne che per me ricordavano i campi di erica irlandesi e se volevo di continuare a scriverle.

Non ci pensai due volte, mi recai con la mia macchina fotografica Olympus in campagna verso il centese in una zona in cui vi erano campi molto grandi credo di erba medica, sembravano prati immensi. Ne feci 12, come il rullino, prese da diversi punti, cercando di non inquadrare strutture artificiali come aziende agricole o capannoni o strade.
Le sviluppai, ne scartai qualcuna e gli scrissi, questa volta facendomi tradurre dall’amico, il testo per fare una più bella figura.
Misi le foto dentro alla busta e inviai.

Il mese dopo arrivò la sua risposta dove mi ringraziava anche a nome di tutta la band, che io chiaramente gli chiedevo di salutare ogni volta.
Nella lettera mi scriveva che nella sua città (Limerick) in quel periodo c’erano stati violenti temporali che avevano creato qualche problema e che non ci invidiava per la nostra nebbia di cui le scrivevo.
Terminava la lettera dicendo che le sarebbe piaciuto vedere Ferrara che ovviamente le raccontavo e alla fine mi pregava di scriverle ancora perchè le faceva piacere leggere cosa gli raccontavo.
Terminava sempre le sue lettere con: Un bacio grande, Dolores (e i Cranberries), mi faceva sorridere.

Ci siamo scritti altre 2 o 3 volte poi tutto si è interrotto. Ero contento lo stesso perchè ho potuto conoscere un po’ una persona che alla fine si è rivelata normale come tutti quanti noi.
Questo è un piccolo segreto che conservo e che ora, posso condividere.
Conservo queste lettere al sicuro perchè sono un bel ricordo di quei tempi, un mio piccolo tesoro.

Ancora non si sa di cosa sia morta Dolores, ma c’è chi parla di infarto, chi di un ictus, chi dice fosse deperita ed anoressica e depressa, non so per quale motivo se n’è andata ma un enorme grazie dal profondo del mio cuore per le emozioni e le note che ci ha donato glielo devo.
Si è spenta così in un niente, come se le avessero lanciato una freccia o una maledizione di quelle dei film che appena arrivano ti uccidono. Mah, so solo che oggi il mondo è un po’ più povero.

Ciao Dolores, grazie di tutto.

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