Cima d'Asta ed il suo massiccio
Cima d’Asta ed il suo massiccio

Raramente nella vita di una persona, si affiancano più di una giornata definibile ‘perfetta’ e quando accade, questo periodo resta in memoria e nel cuore, ben scolpito!
Grazie a dei buoni amici posso vantarmi di aver trascorso diverse occasioni in cui sono riuscito a staccare dalla vita lavorativa, dai problemi e da tutti i pensieri per almeno tre giorni.
Il mio obbiettivo quando vado in ‘vacanza’ per un po’ è cercare di spendere il meno possibile visto che i tempi non sono proprio dei migliori lavorativamente parlando, riuscendo però a soggiornare in strutture che non siano bettole o dormitori.

Ho trascorso il primo di questi periodi con due amici, Alberto e Gilberto, in Tesino anni fa, diverse ‘avventure’ in giro con l’amico di una vita Paolo in giro per il Trentino e in ultimo, venerdì scorso.
Il tutto era partito come un we lungo a quattro, io, Marco, Gilberto e un altro Marco.
Alla fine ci siamo trovati in due, io ed un nuovo amico conosciuto da pochi mesi, il primo Marco, residente nei pressi di Castelfranco Veneto.
Gilberto ha trascorso anche lui il we in montagna ma da un’altra parte con alcuni suoi amici e Marco è rimasto a Ferrara.

Decisi quindi gli orari, sono partito da Ferrara per recarmi in treno a Castelfranco dove marco dopo il lavoro mi sarebbe venuto a prendere.
Mezzora di attesa e una birretta ed era li, iniziava a fare caldo e la mia pazienza nei confronti della stagione estiva entrante era già terminata.

Partiti ed usciti dal traffico di Bassano, nodo cruciale per chi dalla pianura padano-veneta sale verso la Valsugana, ci siamo diretti verso Grigno, strada nuova quella del Murello per il mio compagno di avventure che si è trovato divertito a salirla, tornante dopo tornante grazie anche alla luce che la bella giornata ci offriva.
Appena giunti alle porte del paese, Cima d’Asta era li a darmi il suo benvenuto, come sempre, la regina della valle!

Arrivati all’ottimo garnì Canterbury, abbiamo depositato in camera i nostri effetti personali e poi ci siamo recati a cena in un ristorante in Celado.
Una bella mangiata, senza esagerare, alla quale per compagnia ci ha raggiunti un mio buon vecchio amico che posso ben considerare un fratello, Igor, castelazzo e Tesino doc.
Fra chiacchiere ed un paio di birrette abbiamo tirato le undici di sera e cosa fare a quell’ora? A Castello Tesino poi? Un amico incrociato in strada ci dice che in un pub nella parte bassa del paese c’era festa così ci siamo andati e in quel posto ho ritrovato un sacco di vecchi amici.

Dopo alcune birre in compagnia anche di buona musica, prima di ‘esagerare’ abbiamo letteralmente tagliato la corda e non presi ancora dalle grinfie di Morfeo, ho portato il mio amico Marco nel punto più panoramico del paese, il dosso di Sant’Ippolito.
Gli ho mostrato, nottetempo, gli scavi archeologici e la vista verso Pieve e Cinte Tesino, poi una visita esterna alla chiesetta, ora restaurata.

Dato che il cancello del cimitero era spalancato nonostante l’ora, siamo entrati in punta di piedi e ne ho aprofittato per portare i miei omaggi, anche se fuori orario ad alcune persone care che ho la.
Ho raccontato al compagno di avventure, sottovoce, che in quel luogo, ora sacro, un tempo c’era con molta probabilità un forte romano, da li il nome del paese.
Stanchi dalla serata, siamo poi rientrati alle nostre camere per riposare, non prima però di esserci chiusi dietro il cancello e aver salutato con il pensiero ed il cuore, chi riposava lassù.

Dopo una serena nottata ci siamo alzati e fatti una buona doccia per poi fare colazione e recarci verso i forti.
Il primo obbiettivo è stato il forte Leone di cima Campo.
Giunti sino al piazzale antistante il suo portone con la nostra autovettura, zaino in spalla ho condotto l’amico tutto intorno e nei fossati, poi fino alla copertura del forte per spiegargli un po’ di storia.

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Purtroppo, non potendo entrare nelle sue parti interne per ovvie ragioni (si cura di realizzare le visite al suo interno in piena sicurezza un’associazione del posto), ho preferito attenermi alle regole e consentirgli di visitare solo le parti esteriori dato che poi, non avevamo nemmeno tutto questo tempo.
Visto che gli avevo tanto decantato dei prelibati piatti di Lucia della sottostante malga, lo accompagno a piedi, pochi minuti per accorgerci che era ancora chiusa!
Che peccato…

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La malga Cima Campo e dietro il monte Coppolo

Il panorama però era spettacolare e Marco si fermò a fare un po’ di fotografie gustandosi il silenzio e la pace di quei luoghi.
Ripartimmo poco dopo per cima Lan. La ci aspettava Stefania, la titolare dell’azienda agricola ‘Sul Dorso di Lan‘ alla quale avevamo promesso una nostra visita.
La sua azienda è adagiata su un pianoro poco sotto il rilievo che ospita l’ex fortezza minore, gemella di quella di Lisser (sull’altipiano di Asiago, poco distante dalla damosa area trincerata di Monte Fior).
Appena giunti e salutati, immancabile la cortesia di casa; abbiamo consumato un ottimo caffè, salutato i due bellissimi cavalli dei proprietari, uno dal manto marrone e l’altro pezzato, ‘Doc‘ e ‘Spezzatino‘, abbiamo preso gli zaini e ci siamo avviati verso la salita per raggiungere quello che resta della struttura blindata.
Abbiamo potuto appurare che le cose non andavano meglio dell’anno scorso.
Il forte o quello che ne rimane si presenta come un ammasso di ruderi e le sue aree limitrofe ed i suoi interni sono invasi dalla vegetazione a cespuglio e ad alto fusto.

Al nostro arrivo però abbiamo notato con piacere che i proprietari (si…è privato…) si sono dati da fare per disboscare un po’ la zona e chi se n’è occupato purtroppo ha anche fatto danni abbastanza gravi come lo sfondamento di un muro di cinta del fossato (già parzialmente crollato) per consentire ai mezzi di passare agevolmente.
Pazzesco!!!!
Ci hanno anche informato che recentemente il forte è stato oggetto di un saccheggio di residuati bellici (chissà cosa possono aver portato via poi…) e che i personaggi sono anche stati fermati dalle FF.OO.
marsimcavalliPare che l’unica feritoia in ferro per fucileria che era rimasta cementata sul muro di cinta, sia stata divelta e rubata. Che tristezza…tengo fra me e me quello che auguro a questa gente….meglio!
Dopo questa ispezione deludente e rattristata dalle condizioni del fortilizio, abbiamo preso la strada del ritorno quasi perdendoci a causa del fatto che, i lavori di disboscamento avevano nascosto le tracce del sentiero che scendeva sotto.
Aiutandoci con le montagne all’orizzonte non abbiamo poi fatto fatica a raggiungere la sottostante zona abitata e siamo spuntati a poche decine di metri dai nostri amici.
Ci siamo fermati a pranzo, invitati e dopo una bella mangiata e una bella chiacchierata (si stava così bene lassù…) siamo rientrati verso il Tesino e per la strada mi giunge un messaggio. I malgari di cima Campo erano tornati ad aprire per il fine settimana!

Che forte! <<Dai Marco che devi conoscerli!>>
Così siamo tornati a berci un paio di grappette fatte in casa e a fare un saluto a Lucia e Dino che vedo sempre molto volentieri.
Il pomeriggio era appena iniziato, qualche piccola velatura disturbava l’azzurro. Il cielo cambiava leggermente i toni del suo celeste grazie ad alcuni cirri e l’aria era più mite, portando con se il caratteristico profumo di legna tagliata, resina e terreno bagnato…dio ce l’ho ancora nelle narici!!!
Visto che avevamo ancora tempo e la disponibilità di guidare di Marco era ancora buona lo portai in un altro posto da vedere, il rifugio monte Lefre.
Salutati alcuni amici che avevano avuto la nostra stessa idea e si erano recati a trovare i gestori di questo posto favoloso, andammo fino al belvedere sulla Valsugana e a visitare i luoghi in cui vi era un caposaldo con postazioni in caverna della Prima Guerra Mondiale.

Igor, Marco ed io con i postumi di poche ore di sonno alle spalle ( E niente alcol...siamo così al normale!!!)
Igor, Marco ed io con i postumi di poche ore di sonno alle spalle ( E niente alcool…siamo così al normale!!!)

Tornammo poi al Garnì dove dopo una veloce doccia rinfrescante ci recammo all’appuntamento con Igor al camping Casteltesino per la cena, l’amico tesino ci avrebbe raggiunto a cena terminata.
La serata, trascorsa tranquillamente in una sala accanto, adibita a auditorium/sala da ballo ad ascoltare una coverband milanese i Flexsound, una rivelazione, nonostante l’acustica della sala, certo non pensata per la musica dal vivo non ha tradito una nota e i musicisti hanno trattenuto le persone accorse ad ascoltarli con una carrellata quasi non stop di due ore circa fra canzoni anni sessanta, settanta e anche più recenti.
Non posso che dire al titolare del locale di aver fatto un’ottima scelta a chiamarli!

Ci siamo così congedati dall’amico Igor restando d’accordo che al prossimo giro in valle saremo saliti per una grigliata fra amici, al suo maso di famiglia al monte Picosta.
Tornati alla nostra auto, siamo passati per il centro del paese, direzione albergo quando accanto alla pizzeria Crosara, abbiamo intravisto la famosa volpe di Castello Tesino che da alcuni giorni si avventurava fin sulla porta dei locali pubblici di piazza per riuscire ad ottenere un pezzettino di cibo.
Marco è riuscito a scattarle una foto da circa un metro di distanza, è stata un emozione incredibile! Per non infastidirla ulteriormente ci siamo allontanati lentamente e ce ne siamo andati verso la branda a riposare.
L’indomani ci attendeva una giornata lunga e pesante…il ritorno!
Il risveglio, con calma, seguito dalla colazione e dalla preparazione dei bagagli ci prospettava ancora un bel po di ore fra i monti e di questo ne ero felice.
Pagato il nostro piccolo debito con i proprietari, siamo partiti alla volta di Pieve Tesino dove ho potuto salutare un amico che vi lavora e poi abbiamo fatto rotta per la val Malene e successivamente per la Malga Sorgazza
Abbiamo lasciato l’auto nel parcheggio dove termina la strada per poi fare una breve camminata nel bosco sottostante ove fra ponti sospesi, sentieri in mezzo al bosco, cascate e vedute mozzafiato ho mostrato uno dei più begli angoli del Tesino al mio nuovo compagno.

Bepi
Bepi

Siamo poi saliti a trovare i miei concittadini Maurizio e Carla che da anni gestiscono la suddetta malga, con amore e dedizione.

Chi va la, sa che trova un ambiente domestico misto fra il piacevole sapore di montagna e il calore tipico emiliano.
Maurizio mi ha però dato una triste notizia, il loro cane di razza Samoiedo (spero di non sbagliare…) di nome ‘Bepi‘ che io conoscevo sin dalla sua nascita quasi, era andato oltre da circa una decina di giorni a seguito di una brutta malattia.
Era strano infatti non vederlo li attorno, un piccolo orso bianco che spesso accompagnava gli escursionisti fin su al rifugio Ottone Brentari in cima d’Asta.

Per un attimo ho avuto il groppo allo stomaco.

Ci siamo infine seduti all’esterno a berci un paio di birrette e goderci aria di montagna, panorama e il silenzio tipico di quell’ambiente che io amo tanto.
Giunto quasi mezzogiorno era arrivato il giro di boa, pranzo e poi rientro verso la pianura.
boschisorgazza1Da Sorgazza quindi siamo scesi verso Malene per poi risalire al passo del Brocon e fermarci a pranzo al Pizzo degli Uccelli.
Dopo una lauta mangiata ho voluto portare Marco alla malga vicina scoprendo che pure quella era ancora chiusa, così con passo lesto l’ho condotto verso il col della Remitta dove erano un sacco di fortificazioni della Grande Guerra, per lo più trinceramenti ed uno strapiombo pazzesco sulla sottostante vallata.
Fra pensieri, considerazioni e qualche foto era giunta l’ora del ritorno.
Ero un po’ triste, da lassù vedevo le pale di San Martino e sapevo che la mia compagna era la, sotto a quelle vette, a poche decine di km, ma il tempo mi era nemico e non l’avrei potuta incontrare.
Mi son messo via quella sensazione spiacevole e di mancanza, dovevamo tornare, io avevo il treno da Castelfranco per Ferrara e Marco era stanchissimo, non potevamo fare alcuna deviazione di sorta purtroppo.
Seguendo la strada dello Schener ci trovammo in una galleria che ci permise di sbucare in Valsugana.
Visto che eravamo a poche centinaia di metri dal forte tagliata Tombion, ci fermammo per una pausa caffè, due veloci considerazioni storiche sul fabbricato per poi ripartire spediti alla volta della pianura che già si prospettava calda e umida.
Raggiungemmo la mia stazione di partenza circa con un anticipo di 35 minuti così con calma obliterai il mio biglietto e ci sedemmo a berci un’ultima cosa ricordando il grandioso fine settimana appena trascorso.
Poi ci salutammo come fanno i fratelli, con un bell’abbraccio forte e la promessa di rivedersi presto.
Il viaggio in treno fu tremendo, da Castelfranco a Padova in piedi schiacciato fra altra gente in piedi e da Padova a Ferrara uguale con carrozze oserei dire riscaldate dalla temperatura che c’era al loro interno.
Decisamente, si stava meglio in Sorgazza!

Così termina quest’avventura con la promessa di ripeterla presto, di sicuro, assieme agli altri amici che, a questo giro non hanno potuto essere dei nostri!

colledellaremitta
I due avventurieri a Col della Remitta

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