Ciao Mamma.

Sono passati ormai due settimane dal giorno in cui hai deciso che per te era il momento di andare oltre in questo meraviglioso viaggio che è la vita.

Quella era la mattina del 27 aprile e mi ero appena alzato per bere un sorso di acqua, circa le 2 e 30, forse in quel momento stavi abbandonando il tuo corpo.

Ricordo che il vaso dove tenevo le ceneri dei miei incensi, volò dal mobile in cui si trovava diritto a terra, con la totale impossibilità che qualcuno (io) o qualcosa lo avesse tirato in terra accidentalmente.

Mi parve strano perché quella ciotola aveva già attraversato diversi traslochi senza mai subire alcun tipo di danno, eppure quella mattina, si frantumò a terra.

Ero scalzo e dovetti fare molta attenzione a dove mettevo i piedi prima di raggiungere scopa e paletta per potermi mettere le ciabatte e pulire come si deve il pavimento.

Quando ebbi finito andai in bagno a lavarmi le mani, poi, persa la sonne, mi misi a guardare un episodio di un telefilm e poco dopo arrivò una telefonata da un numero di cellulare; mancavano pochi minuti alle tre di mattina.

<<Si pronto?>>

<<Salve, mi scusi qui è la Salus…>>

Non serviva andare oltre, avevo già capito che te ne eri andata in quella clinica cittadina tanto odiata dalle persone che ci andavano in quanto considerata un traguardo ultimo per chi ci mette piede.

Presi la mia bicicletta e venni a darti un ultimo saluto nel cuore della notte e ti trovai gelida, ma distesa nel tuo sudario, in quella stanza con altre tre nonnine che riposavano serene e ignare, mentre tu, separata da una paretina in tessuto mi aspettavi per un ultimo bacio.

Quella sera non ho versato lacrime, ero sollevato che te ne eri andata, s’intenda, unicamente per la situazione in cui negli ultimi quattro mesi eri scivolata senza più riuscire a risalire.

Il fisico che non c’era, la testa che non aiutava….non c’era più la ‘donna Cristina’ che avevo conosciuto, robusta, tenace, incazzosa, nervosa, dolce.

Era giusto che proseguissi il tuo viaggio per un altrove in cui la tua anima avrebbe continuato a crescere un po’ come si fa a scuola; terminata una classe, si fa le somme dell’anno e poi si procede a quello successivo e via andare.

Che strano ritornare a casa sapendo che non ci saresti mai più rientrata mamma. Era un misto di emozioni fra la tristezza e la gioia per la tua liberazione.
Credo che solo un figlio, possa provare e capire questo.

Abbiamo parlato a lungo, nelle volte che ti venivo a trovare, del mio ‘vedere’ le cose oltre la vita, la reincarnazione e tutto quello che ci tira dietro.

Tu mi dicevi sempre che se fosse stato così, tutto avrebbe avuto più logica, tutto sarebbe stato più sensato.

Ora, ti immagino con mio fratello Matteo e con i nonni Mario e Savina tuoi genitori in questa vita, scambiarvi opinioni sul percorso fatto in questi decenni, sugli errori commessi e sulle cose imparate e mi piace pensare che mi stiate aspettando. Si intenda, per voi che non avete più un legame con la terra e quindi con la materia, il tempo non esiste, quindi sarà un battito di palpebre, per me…mi auguro occorra ancora un po’ di tempo dato che ho ancora alcune lezioni da imparare dalla vita in questione.

Mamma Cristina, in questa vita, hai sacrificato tutto il sacrificabile per la tua famiglia e per i tuoi figli e hai avuto una vita molto difficile quindi, il tuo riposo è il premio più grande che ti si possa augurare, come non essere felici che tu ora possa essere in pace?

Ci siamo conosciuti quaranta anni fa e dopo una vita passata a schivare tutta una serie di situazioni, non difficili ma drammatiche, arrivata nel periodo di età in cui avresti dovuto dedicarti a te stessa, ti sei prima dovuta concentrare su un figlio, mio fratello, che aveva completamente perso la bussola ed era in balia di situazioni allucinanti.

Il 16 marzo di cinque anni fa, con il suo ritrovamento sulle mura, tu hai subito il primo decesso, quel colpo che una madre non dovrebbe mai vivere e che a differenza del padre, ha un legame bioenergetico impossibile da comprendere. Noi uomini se perdiamo un figlio, si sta sicuramente male, si vive l’inferno, ma mai quanto può arrivare a star male e soffrire una madre, di questo ne sono pienamente convinto.

Li, li Mamma avevo capito che ti stavo già perdendo e mentre piangevo la perdita (momentanea) di Teo, piangevo anche la tua.

Ci ho messo un po’ di giorni per venire a trovarti e per stringerti perché vederti piangere, mi avrebbe fatto crollare, ed in quel momento, io non potevo perché ero l’unico forte (apparente) in famiglia su cui potevi contare.

So che questo ora lo hai capito e ti chiedo scusa per la mia debolezza, ma sotto questa scorza da guerriero, questo c’è, un grande cuore che dall’infanzia non ha smesso di anelare affetto e che ben presto si è dovuto ricredere e riorganizzare per le vicende che hanno coinvolto la nostra famiglia.

Anima mia, nel dopo 2012, il nostro rapporto si è saldato meglio anche se abbiamo bisticciato più volte e non ti ho stretto come avrei voluto per proteggerti ma forse non ne avevo la forza, ti prego perdonami di questa mia mancanza.

Andandotene, hai lasciato un grande vuoto fra tutte le persone che hai incontrato nel tuo percorso e questo lo interpreto come un bel segno; hai dato più di quanto tu abbia mai chiesto nella tua vita.

Hai fatto un mare di cazzate nella tua vita Cristina, ma chi non le fa? Solo che questo tuo essere buona e disponibile con le persone ha ripagato quegli errori comuni in chi percorre un tragitto di vita e credo, che in questa ‘classe’ tu ne sia uscita ampiamente promossa…a pieni voti!

Nei giorni successivi al tuo trapasso, ti sei manifestata in diversi modi a me, dai cassetti dei comò che si aprivano nella stanza accanto, alle sportine che si muovevano come ci stessi frugando dentro ai cigolii delle ante degli armadi in cui era custodita la tua roba. Ti ho sgridato per dirti di stare serena, che quella, era tutta roba che a te, non sarebbe più servita e mi rendevo conto che ancora forse non ti eri staccata dalla nostra realtà così ti ho dato il tempo che serviva, ti ho parlato, ti ho spiegato cosa sarebbe accaduto e allora, solo allora ti sei tranquillizzata e io assieme a te.

Ora a noi resta il tuo ricordo e, almeno per me, la certezza totale che presto (cosa saranno mai 30 o 40 anni per un‘anima che non vive il tempo???) ci si rivedrà per discutere assieme di questo ‘giro di giostra’ e magari farcisi anche due risate su, chissà.

Bene mamma, è giunto il momento di congedarsi, per ora e darsi un bell’abbraccio anche se virtuale.

Ti ringrazio per tutto quello che mi hai dato, per tutto quello che nel bene o nel male mi hai insegnato; ricordi la lettera che ti scrissi anni fa? Non dannarti per quello che apparentemente di male tu possa avermi fatto, io sono così e nonostante tutto mi piaccio ed è anche grazie alle situazioni difficili in cui mi avete fatto trovare che sono così per cui grazie mamma, non vorrei essere differente nemmeno di una virgola!

Ora vai libera, raggiungi Matteo, nonna Savina e nonno Mario, digli che gli voglio bene e tira le orecchie a mio fratello, lui sa il perché e se non hai fretta di reincarnarti, aspettami che avremo di certo molte cose di cui discutere e magari, qualche risata da farci!

Ora devo tornare alle mie faccende da mortale, sai quelle cose tipo stirare, lavare, far da mangiare….lascia che te lo dica mamma…che due palle e lo sai bene vero? Adesso a te almeno non ti tocca più.

Se ogni tanto ti va e ti è concesso fai un salto a trovarmi in sogno e se puoi, mandami un po’ di buona fortuna e di ispirazione, sai tu per che cosa mamma.

Intanto, ti auguro una buona permanenza di la e ci si vede, questo è un arrivederci, una promessa, prendo congedo da te fino al nostro prossimo incontro.

Ti voglio bene.

Simo

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