Gosaldo
Gosaldo

Gosaldo è un piccolo paese sito nell’Alta Valle del Mis, nella provincia di Belluno.
Ho avuto occasione di visitarlo perchè frequento la zona in quanto appassionato di montagna e, nel tempo, ho stretto amicizia con alcuni abitanti dei vari centri abitati come Sagron, Mis e Gosaldo appunto.
Parlando con queste nuove conoscenze, dei loro luoghi, delle loro montagne e delle tradizioni locali, è venuta a galla la mia passione per la storia.
Inutile dire che immediatamente mi è stato narrato un triste evento accaduto mezzo secolo fa, anniversario che cadrà proprio fra poche settimane.
Vediamo di cosa si tratta.

Anticamente, in questa valle sorsero diverse miniere per l’estrazione di cinabro (il solfuro di mercurio) dal quale appunto si ricava il metallo liquido conosciuto da tutti.
Corse poi voce, che si potesse trovare anche l’oro, forse per la presenza del toponimo di ‘Forcella Aurine’ che richiamava alla memoria il prezioso metallo, questo probabilmente perchè si sapeva che il mercurio spesso si trovava in prossimità di altri metalli come piombo, rame argento e oro.
Le voci corsero e accorsero anche i cercatori. Si aprirono alcune miniere che iniziarono ad estrarre dei metalli.
Il principio di questa storia però è un’osteria la cui fondazione risalente di certo a metà dell’ottocento quando, si dice, un emigrante partito proprio da questa valle per andare a trovar fortuna nello stato della California, tornò e fondò questo locale denominato ‘Alla California’.
Essa si trovava alla confluenza fra il torrente Mis e il torrente Gosalda su una piana.
L’edificio fu ricostruito nel 1882 a seguito di una tremenda alluvione che avrebbe dovuto mettere in guardia tutti, un presagio tristissimo.
Qui arrivavano minatori, boscaioli e gli abitanti dei villaggi e frazioni vicine.
A quei tempi, nelle miniere e nel loro indotto erano impiegate un centinaio di famiglie, sparse fra varie frazioncine come Pattine, Tiser, Sagron e tante altre (solo Gosaldo ne aveva oltre novanta).
Qui il minerale del cinabro veniva estratto e grazie a diversi forni fusori, lavorato ed estratto, poi spedito pronto, direttamente alla filiera di distribuzione e vendita.
La lavorazione era talmente intensiva che si sviluppò un fenomeno di degrado ambientale, disboscamenti massivi e piogge acide a causa dell’eccessiva lavorazione dei minerali e quindi dell’evaporazione di zolfo e mercurio con ricadute pesanti per la salute degli abitanti.

La fortunata saga mineraria proseguì fino al 1963 a fasi altalenanti, fino a quando forse per lo scarseggiare dei minerali, le cave vennero abbandonate e chiuse.
Collateralmente però, con la realizzazione della carrozzabile della valle del Mis ed una linea di autobus da Belluno fra il 1921 ed il 1938, Gosaldo ebbe un impulso turistico e di conseguenza anche la frazione di California, quando l’osteria divenne un piccolo albergo chiamato ‘Albergo Bissoli’ che fu poi ricostruito dopo alcune rappresaglie dei tedeschi del 1944 in cui fu incendiato.

Attorno all’albergo, sorsero diverse case fino a formare una borgata, dotata persino di una chiesetta sorta attorno agli anni ’30, la quale, ottenne il titolo di parrocchia nel 1960.
In quegli anni, gli anni del progresso, california era una località ambita da tutti i giovani della zona e non. L’albergo era stato rimodernato e possedeva anche una sala da ballo alla moda e dal 1954, vi fu installata la prima televisione di quelle valli, tanto che sino da Belluno la gente saliva a vedere quella scatola meravigliosa in cui si potevano vedere i programmi.
La voce di questo luogo quasi ‘magico’ per la gioventù di allora, correva dappertutto, era diventato un posto alla moda e molto frequentato.
Tutto questo fino a quando, in una notte di novembre del 1966 il mondo crollò…addosso a tutti i residenti della zona di Gosaldo.

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La copertina del libro

E qui, proseguiamo il racconto, non con le parole dei residenti ma con la sola voce di un figlio e nipote di quei testimoni che allora vissero quei tragici eventi, Alessio Dalle Feste, che con la sua pubblicazione intitolata: ‘4 11 1966 Gosaldo California’ ci porta per mano in quei momenti di cinquanta anni fa.

Era l’autunno del 1966 e le perturbazioni, non davano tregua.
Il maltempo persistente, creò le condizioni per una serie di disastri che sarebbero rimasti nella storia, come le mareggiate di Venezia e l’alluvione di Firenze, ma anche il terrore che colpì le zone di cui stiamo parlando, Gosaldo e California.

In quei giorni (fra il 4 ed il 5 novembre del 1966) ci racconta l’autore riportando testimonianze dell’epoca, solo al passo Cereda caddero ben 485 millimetri di pioggia.
Tutta quell’acqua, saturò i terreni, i quali divennero impermeabili, facilitando per forza di cose il deflusso superficiale dei fluidi.
Poi nevicò, ne fece parecchia sopra i 1200 metri e a seguito, la temperatura si alzò, poi si abbassò e continuò ad altalenare, favorendo lo scioglimento dello strato nevoso a varie quote.
Tutta quest’acqua non riuscì però a defluire normalmente, e come racconta l’autore del volume, trovò ostacoli, dighe naturali create da svariati sbarramenti come tronchi, sassi e fango ammassati che probabilmente crearono una specie di diga.
In quelle stesse ore, un fortissimo vento si mise a sferzare la vallata creando ulteriori disagi alla popolazione già in stato di allerta per i corsi d’acqua che iniziavano già a non star più dentro ai propri alvei naturali, creando i primi danni seri.

Nelle varie frazioni intanto la gente si stava organizzando, anche se in preda alla tensione e alla paura, cercando riparo il più in alto possibile rispetto al fondovalle, dentro agli edifici apparentemente più robusti quando alle ore sedici del 4 novembre, una prima ondata di acqua e detriti importanti, quasi sommerge Gosaldo, arrecando danni ingenti a strutture e viabilità.
Dalle Feste ci riporta di come alcuni edifici furono spazzati via, abbattuti, non dall’acqua ma dall’onda d’urto dello spostamento d’aria, giusto per far capire la potenza dell’evento in corso.
La seconda ondata di acqua e macerie, passerà per la piazza, essendo il corso della Gosalda, tombato dai detriti.
Nottetempo ci si rende conto che il maltempo sembra demordere e il giorno dopo il sole, timido fa capolino sulla vallata e da li si inizia la conta dei danni.
Sembra una zona colpita da una furibonda battaglia, la piazza, completamente sommersa di sassi di svariate misure anche importanti e di oggetti fuoriusciti dalle abitazioni, è impraticabile, un disastro di proporzioni non ancora del tutto chiare.

Nel libro che vi presentiamo, viene raccontato anche, come un testimone oculare, assistette alla fine di California, quando vide la massa di detriti piombare come una violenta colata lavica sul pianoro in cui sorgeva la felice frazione e aprendosi quasi per voler avvolgere il piccolo borgo, in un abbraccio di morte e distruzione.
Pochi istanti e al posto di quella frazione con un promettente futuro, solo una massa di fago, con un decimo degli edifici esistenti ancora in piedi seppur seriamente danneggiati dalla violenza dell’urto, appena avvenuto.
Vi furono danni importanti anche in alcune frazioni vicine come quella di Titele in cui l’ondata di piena, lambendo le case, se ne portò via qualcuna con se.
Fortunatamente, California non ebbe morti, così come Gosaldo ma i danni di questo disastro inimmaginabile furono ingenti.
Dino Buzzati, noto giornalista e scrittore di origini bellunesi, scrisse di questa tragedia, dicendo:

California è, pardon, era una delle novantadue frazioni di Gosaldo….
Dice bene, ‘era’ perchè la slavina di fango, acqua e detriti è passata sul suo piano di insediamento come una pialla e non ha lasciato scampo a nulla.
Di quel sogno che era una piccola frazione, votata ad un destino più grande, non rimarrà nulla.
I danni, troppo ingenti per pensare minimamente una ricostruzione in loco, edifici abbattuti o quasi sommersi, strade divelte, prati ormai resi  pietraie nemmeno ci si trovasse sul Carso.
La gente sfollata, prima si trovò ad essere ospitata dai compaesani, poi una parte venne sistemata in abitazioni di una frazione sopra Gosaldo e altri, vennero sistemati in alcune case a Sedico dove ancora oggi vi è una piazza intitolata a Nuova California, come se un nuovo borgo, case linde e costruite con le più moderne tecniche, potessero mitigare anche solo per un attimo, la tragedia vissuta in quel novembre di ormai cinquanta anni fa.

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California (quel che rimane) dopo la tragedia

Io non ho mai visitato i pochi resti di California che oggi si trovano in mezzo ad un bosco, fra alberi, arbusti e erba alta ma attraverso i racconti delle persone con cui ho potuto parlare e grazie alla pubblicazione di Alessio Dalle Feste, con le varie testimonianze ivi raccolte, ho avuto modo di ‘sentire’ dentro di me un briciolo di quel senso di terrore e smarrimento, che le genti di quelle valli debbono aver provato, un qualcosa di indescrivibile, in una notte dei primi di novembre, fra acqua, freddo, oscurità e distruzione.
La desolazione non era solo a California e Gosaldo ma anche dentro ai loro cuori e alle loro anime.

Consiglio vivamente questa lettura perchè ci fa conoscere un evento terribile che ha colpito quelle terre negli stessi giorni in cui venivano colpite Venezia, Firenze ed altri luoghi e questo fatto, non è da meno.
E’ ora di conoscere la California italiana, è ora di parlarne, per tener vivo il ricordo e la memoria, di chi sopravvisse, ma con la morte nel cuore.

Il volume è reperibile, per chi fosse interessato a Gosaldo (bar sciovia Forcella Aurine, panificio Biasion) a Rivamonte (bar Daisy) e ad Agordo (edicola Miola, edicola Sommariva, edicola Apollonia).

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