LA VERITÀ SU GARIBALDI

Garibaldi era di corporatura bassa, alto 1,65, ed aveva le gambe arcuate. Era pieno di reumatismi e per salire a cavallo occorreva che due persone lo sollevassero. Portava i capelli lunghi perché, avendo violentato una ragazza, questa gli aveva staccato un orecchio con un morso. Era un avventuriero che nel 1835 si era rifugiato in Brasile, dove all’epoca emigravano i piemontesi che in patria non avevano di che vivere. Fra i 28 e i 40 anni visse come un corsaro assaltando navi spagnole nel mare del Rio Grande do Sul al servizio degli inglesi che miravano ad accaparrarsi il commercio in quelle aree. In Sud America non è mai stato considerato un eroe, ma un delinquente della peggior specie. Per la spedizione dei mille fu finanziato dagli Inglesi con denaro rapinato ai turchi, equivalente oggi a molti milioni di dollari. In una lettera, Vittorio Emanuele II ebbe a lamentarsi con Cavour circa le ruberie del nizzardo, proprio dopo “l’incontro di Teano”: “… come avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi, sebbene – siatene certo – questo personaggio non è affatto docile né cosí onesto come lo si dipinge e come voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l’affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l’infame furto di tutto il danaro dell’erario, è da attribuirsi interamente a lui che s’è circondato di canaglie, ne ha eseguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa”.

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¡Que fuerte!

di Maria Capatti – Omero servizi editoriali

Un progetto Erasmus dell’Università degli Studi della Tuscia, un ragazzo che armato di coraggio e carrozzina affronta il mondo per la prima volta e un uomo che prende in mano la sua vita e ne fa un capolavoro.
Sono questi gli ingredienti di quest’opera in cui autore e protagonista coincidono e insieme danno vita ad un diario di una esperienza in terra spagnola che, pur partendo tra mille incertezze, paure, domande senza risposta e milioni di insicurezze unite ad un senso di inadeguatezza, si conclude con la vittoria totale del protagonista sulle avversità della vita.

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Memorie dal Forte Leone

Nell’interessantissimo libro di Luca Girotto intitolato ‘1906 – 1918 Un leone fra Brenta e Cismon’, l’autore dopo aver descritto attentamente e dettagliatamente il periodo di progettazione e costruzione del forte Leone passa a raccontare la parte storica, quella cioè in cui vi sono stati gli avvenimenti di guerra ed in alcuni passi propone alcuni brani di diari del personale militare coinvolto nella zona come in questo caso in cui Antonio Gardelin della 148° compagnia del btg. Monte Pavione descrive i giorni precedenti ai fatti della presa della fortezza, riportando alcuni spostamenti e le scaramucce con le truppe austriache in avanzata:

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Le vette dell’anima

Di Maria Capatti

E’ un libro facile, ma non semplice. Un libro che chiede di essere letto tutto d’un fiato. Un libro che non ha una trama complessa, se non quella dei primi quarant’anni di vita di un giovane uomo che delle “sue montagne”, dei “suoi monti” ha fatto una filosofia di vita.
Lo si potrebbe definire senz’altro un libro d’amore, una storia sentimentale non tra un uomo ed una donna, ma tra un uomo e la Natura, tra un uomo e la Montagna, tra un uomo e “Le vette dell’anima”.

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Le Vette dell’Anima a Castello Tesino

E’ arrivato anche il momento di presentare il mio ultimo libro in Tesino. Decido così di organizzare la presentazione presso la Biblioteca Comunale paesana per il 16 giugno, ieri appunto.
Con un mese di tempo a disposizione, interfacciandomi con la mia editrice ed il buon Paolo Sordo, bibliotecario di Castello Tesino, organizzo il tutto, compreso il pernotto per me e la mia compagna presso il Garnì Canterbury dove Sonia, Alessandro e la loro figlia Caterina mi hanno sempre accolto come fossi della famiglia.

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Nonno Egeo

“Nonno Egeo” è un racconto coinvolgente, non solo perché è la trasposizione letteraria di una storia vera che restituisce il meritato onore a tutti i nostri soldati nel mondo, ma soprattutto per l’abilità dell’Autore di rendere realistica l’intera vicenda.
Decidere di leggerlo significa dunque essere disposti a farci avvicinare e accarezzare la pelle dal fiume dei ricordi di un uomo, unico superstite di un’avventura senza fine che, in una calda sera di mezza estate, racconta al nipotino una delle pagine più tragiche e dolorose della nostra storia contemporanea.

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I DISERTORI – IN BOCCA AL LUPO –

A cura di Maria Capatti

Ho cominciato la lettura del libro con grande curiosità e sono rimasta sinceramente affascinata dallo stile evidentemente educato alla scrittura e dall’intreccio degno dei più abili autori, tanto che, in un commento finale all’amico comune Simone Zagagnoni, ho definito il romanzo semplicemente “meraviglioso”. Con questa prima grandissima opera dunque, la giovane scrittrice ferrarese Micol Osti esordisce e ci regala una storia appassionante e ricca di colpi di scena. Dipinti sublimi che nascondono porte segrete, soldati che si inseguono per uccidersi, ma che poi non lo fanno, granate provvidenziali, un’idea folle, un violino, una tromba ed un pianoforte, un tremendo ed inconfessabile segreto troppo a lungo celato.

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Intervista a Micol Osti

Pochi giorni fa assieme ad un mio amico e collega ho avuto l’opportunità di incontrare un nuovo giovane talento ferrarese, una ragazza di appena 18 anni, residente in città che si sta apprestando a pubblicare il suo primo romanzo a carattere storico.

Andiamo a sentire cosa ci racconta di lei.

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Pensieri fra i monti

La montagna mi ha fatto capire che è da sciocchi mettere la vita in banca sperando di ritrovarla con gli interessi. Mi ha aiutato a non essere troppo tonto, anche se un po’ tonti si è tutti da giovani. Mi ha insegnato che dalla vetta non si va in nessun posto, si può solo scendere. (Mauro Corona)

Dopo una lunga giornata passata davanti ad un computer a sistemare preventivi, pagine di siti web e a studiare nuove cose che occorrono al mio lavoro, finalmente giunge sera.

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Il Nettuno di Bologna

Bologna la sorridente

Oggi mi sono recato a Bologna per lavoro. Ho dovuto incontrare un possibile clientee nel frattempo, dato che la conosco molto bene ne ho aprofittato per portare in molti negozi del centro storico un po’ di cartoline pubblicitarie del mio studio.

Innanzitutto, oggi era una bellissima giornata anche se frescotta, ma siamo in gennaio e ci sta.
In seconda io adoro Bologna perchè è davvero una bella città, grande, ricca di storia, monumenti e cultura e con una buona ‘energia’ e quindi ogni tanto andarci per me è un toccasana.

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